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Come un giardino da coltivare

L’uomo «non è il centro auto-referenziale della creazione». Infatti, nel «carattere distintivo della sua creazione a immagine e somiglianza di Dio, e nel suo stare nello spirito di Dio», l’essere umano è «una parte interconnessa e interdipendente del mondo così creato». Lo ha detto il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, presentando ai giornalisti il messaggio del Papa per la Quaresima 2019. All’incontro, svoltosi nella Sala stampa della Santa Sede martedì mattina, 26 febbraio, sono intervenuti anche il sottosegretario del Dicastero, monsignor Segundo Tejado Muñoz, e Alberto Piatti, vice presidente esecutivo - Impresa responsabile e sostenibile di Eni.

Nel messaggio del Pontefice, ha spiegato il porporato, la redenzione e la liberazione dell’umanità dal peccato sono concepite «in termini di rigenerazione filiale: la rinascita dell’umanità (Adamo) come figli e figlie di Dio; ed è questo che la creazione attende con ansia». A Pasqua, nella morte e nella risurrezione di Gesù, «l’opera di redenzione si compie e si offre all’umanità per essere fatta propria». In questo modo, ha aggiunto il cardinale, «l’anelito della creazione per la sua liberazione si esprime in due direzioni»: la prima, «nella realizzazione dell’opera di redenzione da parte di Cristo», la seconda, «nell’umanità che fa propria la morte e la risurrezione di Cristo stesso». È per questo che la creazione attende ancora «con impazienza la rivelazione dei figli di Dio».

Nella dottrina sociale della Chiesa, ha aggiunto il porporato, «la classica espressione dello “sviluppo autentico e integrale” è radicata in una relazione antropologica nonché in una interconnessione con tutte le cose». La redenzione dell’umanità e la sua liberazione dal male e dal peccato esprimono dunque «la redenzione di tutta la creazione dalla maledizione e da tutti i mali che essa soffre a causa del peccato dell’umanità». L’essere umano è «incaricato del Creato come un giardino da coltivare e curare». E nel dare nomi e significato a tutte le cose che esistono, nonché agli animali, «è considerato e compreso nel suo ruolo proprio, come “sommo sacerdote” del creato». L’uomo e la donna, del resto, «rappresentano la creazione, della quale essi sono parte davanti a Dio». Le loro azioni «drasticamente e radicalmente hanno effetti sul destino della creazione». Ciò è rappresentato in due pagine del libro della Genesi, dove si narra del diluvio e di come Noè salvò ciò che aveva accolto nell’Arca.

In questo senso, il messaggio quaresimale invita a celebrare la Pasqua come «una festa della chiamata dell’uomo a una nuova generazione», la realizzazione della quale, se «è una esperienza proiettata nel futuro», è anche «radicata nel presente: nella condizione umana che è la sovrapposizione»: detta in altri termini, la sovrapposizione «delle età e dei tempi tra ciò che è già stato e ciò che sarà, tra Adamo e Cristo, la caduta e la redenzione». Il presente della condizione umana, e «con questo naturalmente tutto ciò che riguarda la creazione», è una tensione tra «l’eredità di Adamo e la redenzione di Cristo e del suo Spirito, già al lavoro nella vita dell’uomo». Per questo, ha osservato il cardinale, «continuiamo a essere risucchiati dalle differenti manifestazioni del potere del peccato e dalle sue conseguenze nella nostra vita»; ma la redenzione di Cristo offre a tutti, al tempo stesso, «un’altra base di operazione e di lavoro» per le vite umane che tendono al peccato. Ed è esattamente da questa base, ha aggiunto il porporato, che «siamo chiamati a partire, a vivere e agire». Occorre testimoniare la realtà della redenzione di Cristo, che «ci ha reso “figli di Dio” aprendoci le porte alla relazione con Cristo e con il suo Spirito», e maturare «l’immagine di Cristo stesso, Figlio di Dio». La maturazione e la crescita dell’immagine di Cristo nell’uomo guidano alla rigenerazione nella gloria dei figli di Dio, e con loro anche del resto del Creato.

Questa, ha fatto notare il cardinale, è l’ambientazione dell’impegno quaresimale nel 2019: «facendo costantemente esperienza del peccato umano», si ha al tempo stesso «la possibilità della grazia della redenzione di Cristo e del dono del suo Spirito», per dare gradualmente «forma alle nostre vite ed entrare nella gloria di essere figli e figlie di Dio».

Anche monsignor Tejado Muñoz ha sottolineato come ogni azione dell’uomo, sia essa buona o cattiva, ha conseguenze cosmiche, cioè non solo a livello personale, ma comunitario. La conversione, ha aggiunto, non è altro che cambiare indirizzo e direzione per attraversare la Quaresima e giungere fino a Pasqua. I tre elementi — digiuno, elemosina e preghiera — vengono sottolineati dal Papa nel messaggio per spingere alla conversione. Monsignor Tejado Muñoz ha fatto notare che occorre guardare agli altri, perché quando si pensa solo a se stessi si costruisce una periferia, si crea uno scarto. La conversione, infatti, è cominciare a guardare all’altro.

Da parte sua Alberto Piatti ha offerto alcune riflessioni sul cammino quaresimale per continuare a vivere in armonia con il creato. La realtà attuale, ha rilevato, mostra gravissime diseguaglianze, problematiche ambientali e cambiamenti climatici che spingono a chiudersi nell’egoismo. La redenzione del creato si riprende con forza la legge del cuore che la natura ci dona. Da qui l’esigenza di ricomporre la comunione tra legge naturale e legge di Dio. Occorre fare attenzione alla distonia con la legge del cuore. Infatti, una logica del “tutto e subito” non tiene conto di chi ci ha preceduto e di chi ci seguirà.

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