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Come un fratello

· L’attesa del popolo armeno per la visita del Papa ·

Il sorriso incorniciato dalla barba bianca dell’arcivescovo Nathan Hovhannisian, responsabile delle relazioni esterne della Chiesa apostolica armena, si riempie di una calda espressione di benvenuto: «Non aspettiamo Papa Francesco come un semplice ospite illustre: lo attendiamo a braccia aperte come nostro amico e nostro fratello!».

Lavori all’esterno della cattedrale apostolica della Santa Etchmiadzin

Nel palazzo apostolico di Etchmiadzin, dove il Pontefice sarà ospitato dal catholicos Karekin II, l’arcivescovo ci spiega che la visita del 24-26 giugno sarà per il Paese un evento storico e offrirà una duplice possibilità: innanzitutto quella di ringraziare il Papa per il «coraggio» con il quale, con la messa celebrata a San Pietro il 12 aprile 2015, nel centenario del Metz Yeghérn, ha ricordato a tutto il mondo le persecuzioni, le stragi e gli orrori subiti nel secolo scorso dal popolo armeno; il viaggio, poi, sarà anche occasione di «creare nuove possibilità di collaborazione fra le Chiese» e di «rafforzare il cristianesimo», chiamato in questa particolare congiuntura storica a «portare pace e gioia nel mondo».

Un’eco a queste parole viene da Gyumri, la città sede della diocesi degli armeni cattolici dell’Europa centrale, dove Papa Francesco sabato 25 giugno presiederà la messa. Qui anche l’arcivescovo apostolico della diocesi di Shirak, Mikayel Ajapahian, parla di incontro e di dialogo.

Uno spirito ecumenico che a Gyumri è ancor più che altrove importante alimentare: in questa regione, infatti, vive buona parte dei cattolici armeni. Qui abbiamo incontrato suor Arousiag, la superiora del convento cattolico delle suore armene dell’Immacolata Concezione, che presenterà a Papa Francesco i ragazzi dell'orfanotrofio e gli ospiti del centro anziani. Anche qui si respira ecumenismo: il convento è infatti una famiglia dalle porte aperte, dove l’ecumenismo è la naturale conseguenza dell’amore cristiano. «Le confesso — ci dice la suora di origini libanesi — che di molti dei 37 bambini e ragazzi attualmente ospiti della casa, non so la religione: se siano cattolici, apostolici o di altre confessioni. Del resto, quando qualcuno viene a bussare alla nostra porta non chiedo certo se è cattolico o no!».

A 40 chilometri di distanza da Gyumri sorge anche l'ospedale Redemptoris Mater, avamposto della misericordia nella periferia settentrionale dell’Armenia, ai confini con la Georgia. L’ospedale, costruito a duemila metri in una zona chiamata “la Siberia dell’Armenia”, venne inaugurato nel 1991 per volontà di Giovanni Paolo II, che fece convogliare in quest’opera le offerte ricevute dalla Caritas dopo il terremoto che devastò l’Armenia nel 1988. La struttura venne quindi affidata ai camilliani, e da allora ne è responsabile padre Mario Cuccarollo, un vicentino (di Cartigliano) inossidabile, concreto, appassionato. Dietro i suoi occhi sorridenti brilla un certo orgoglio quando ci racconta come l’ospedale abbia rinnovato tutto il servizio sanitario della regione. Oggi è conosciuto e amato in tutta l'Armenia come “l'ospedale del Papa”.

dal nostro inviato Maurizio Fontana

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24 maggio 2019

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