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Come si prega

· ​All’udienza generale Papa Francesco parla della parabola del fariseo e del pubblicano e ricorda i sacerdoti che celebrano il giubileo nella festa del Sacro Cuore ·

«Tutti presi dalla frenesia del ritmo quotidiano, spesso in balìa di sensazioni, frastornati, confusi», i cristiani di oggi dovrebbero «recuperare il valore dell’intimità e del silenzio, perché è lì che Dio ci incontra e ci parla». E solo «a partire da lì» è poi possibile «incontrare gli altri e parlare con loro»: è la lezione che Papa Francesco trae dalla rilettura della parabola del fariseo e del pubblicano contenuta nel Vangelo di Luca (18, 9-14), offerta ai fedeli presenti in piazza San Pietro per l’udienza generale di mercoledì 1° giugno.

L’incontro di Papa Francesco  con una delegazione jainista prima dell’udienza generale

Proseguendo nelle riflessioni sul tema giubilare alla luce di brani evangelici, il Pontefice ha messo a nudo i difetti della presunta preghiera del fariseo per esaltare i pregi di quella del pubblicano, che ha «l’atteggiamento giusto per pregare e invocare la misericordia del Padre». E così mentre il primo «con arroganza e ipocrisia prega se stesso» — ha detto Francesco aggiungendo come di consueto immagini evocative al testo preparato — il secondo «si presenta con animo umile e pentito». Salta così agli occhi la prima importante differenza: «La sua preghiera è brevissima, non è lunga come quella del fariseo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Niente di più. Bella preghiera!», ha commentato Francesco invitando poi i presenti a ripeterla per tre volte ad alta voce.

Insomma, ha esortato il Papa, bisogna «pregare ponendoci davanti a Dio così come siamo», proprio come il pubblicano, con il suo stile di preghiera essenziale, umile. «Presentandosi “a mani vuote”», egli «mostra la condizione necessaria per ricevere il perdono del Signore». E «alla fine proprio lui, così disprezzato, diventa un’icona del vero credente». Mentre il fariseo, sfoggiando i propri meriti, con senso di superiorità verso gli «altri uomini» è divenuto al contrario «l’icona del corrotto che fa finta di pregare, ma riesce soltanto a pavoneggiarsi».

Al termine dell’udienza — preceduta da un incontro con una delegazione jainista in un’auletta dell’Aula Paolo vi — il Papa ha invitato «a pregare in tutto il mese di giugno il Cuore di Gesù» e a sostenere «con la vicinanza e l’affetto» le migliaia di preti e seminaristi giunti a Roma per celebrare il loro giubileo. Incentrata sulla frase di Francesco «A immagine del Buon Pastore, il prete è uomo di misericordia e di compassione, vicino alla sua gente e servitore di tutti», la tre-giorni giubilare si è aperta mercoledì con una serie di catechesi per gruppi linguistici in varie chiese di Roma. La giornata di giovedì è dedicata invece al ritiro spirituale guidato dal Papa a Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano e San Paolo Fuori le Mura. E lo stesso Pontefice presiederà venerdì mattina, solennità del Sacro Cuore, la concelebrazione eucaristica conclusiva in piazza San Pietro.

La catechesi del Papa  

Il discorso a una delegazione jainista  

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22 novembre 2019

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