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Come scongiurare una deriva di guerra

· Si alzano i toni ma c’è attesa per un possibile confronto al G20 ·

L’attenzione delle diplomazie internazionali resta concentrata sulla Siria e ad alcuni  irrigidimenti fanno riscontro segnali di volontà di confronto, il più multilaterale possibile,  prima che si riproponga nel Vicino Oriente una tragica deriva di guerra. Questa volontà  emerge  soprattutto dalla società civile e dalle comunità religiose di quell’area, che hanno accolto con partecipazione e speranza il forte messaggio di Papa Francesco all’Angelus di ieri. Ciò vale in particolare per i siriani,  come riferito dal nunzio apostolico a Damasco, arcivescovo Mario Zenari.

Sul piano diplomatico, una possibile sede per la ricerca di soluzioni alla crisi siriana sarà il vertice del G20  in programma giovedì a San Pietroburgo. A confrontarsi saranno soprattutto i Paesi  che si sono detti decisi a intervenire militarmente, come Stati Uniti e Francia, e quelli, come la Russia e la  Cina, che ritengono  una simile ipotesi  una violazione patente del diritto internazionale.

La Lega araba, in un comunicato dei ministri degli Esteri riuniti ieri al Cairo nel quale accusa comunque  Damasco dell’uso di armi chimiche, chiede di affrontare la questione in sede Onu e fa riferimento a «misure di deterrenza».

Da Washington, dove il presidente Barack Obama continua a confrontarsi con il Congresso,  il segretario di Stato, John Kerry, ha parlato ieri di  ulteriori prove contro Damasco, paragonando il  presidente siriano Bashar Al Assad, a Hitler e a Saddam Hussein.

Il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, ha definito oggi «molto strane» le dichiarazioni di Kerry sul fatto che alla Russia sarebbero state fornite prove inconfutabili della colpevolezza di Assad.  «Ci hanno mostrato  materiali che non contengono nulla di concreto e  non ci convincono. Ci sono molte incongruenze, restano moltissimi dubbi», ha detto  Lavrov. Lavrov ha aggiunto  che «Russia e Cina sono esclusivamente per soluzioni diplomatiche e contrarie al ritorno al linguaggio degli ultimatum e alla rinuncia del negoziato», in riferimento  alla crisi siriana, ma anche ad altri dossier caldi come quelli iraniano e nordcoreano.

Sempre oggi,  l’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana ha riferito che il Governo ha chiesto alle Nazioni Unite protezione contro ogni possibile «aggressione alla Siria».

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19 luglio 2019

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