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Come rinnovare
la missione ecumenica

· Conferenza del Wcc ad Arusha in Tanzania ·

Il movimento ecumenico missionario «dovrebbe resistere agli imperi dei nostri tempi». È il monito lanciato dal metropolita siro ortodosso di Niranan (Patraricato ortodosso di Antiochia) Mor Geevarghese Coorilos, moderatore della Conferenza sulla missione e l’evangelizzazione (Cwme), promossa dal World Council of Churches (Wcc), aperta giovedì scorso, ad Arusha, in Tanzania, i cui lavori, incentrati sul tema «Mossi dallo Spirito santo, chiamati a trasformare il discepolato», si chiuderanno oggi. 

L’appuntamento, che arriva ogni 10 anni circa, atteso dalle 348 comunità cristiane — anglicane, ortodosse, protestanti, evangeliche, pentecostali — riunite nel Wcc, per la prima volta dal 1958 si tiene in Africa, alla presenza anche di una delegazione cattolica.
Se il discepolato si trova oggi ad affrontare la sfida di idolatrie che tentano di sostituire la sovranità di Dio con il potere umano e il denaro — ha sottolineato il metropolita, di origine indiana — anche alcune istituzioni ecumeniche sono condizionate dagli orientamenti di valore dei moderni “imperi”. Del resto — ha aggiunto — i primi discepoli di Cristo furono etichettati come dei “sovversivi” che rovesciarono il mondo, confrontandosi appunto con gli imperi egemonici e annunciando l’arrivo del regno di Cristo.
La missione di rovesciare il mondo — ha spiegato ancora il metropolita Coorilos — significa però anche invertire i paradigma missionari esistenti. E, dunque, non si tratta «semplicemente di spostare le persone dai margini al centro ma anche di sfidare quei sistemi e quelle persone che tendono a rimanere al centro mantenendo le persone ai margini». «Questo — ha concluso Coorilos — ha implicazioni per le nostre Chiese, corpi missionari e anche istituzioni». (roberta gisotti)

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14 dicembre 2018

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