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Gente comune
opere straordinarie

· In un libro la storia di quaranta cristiani dai cinque continenti ·

Particolare della copertina del libro  (Camille Patureau)

Esiste un cammino per tutti. Questa è la convinzione all’origine del libro 40 missionnaires pour une génération («40 missionari per una generazione», Paris, Editions Première Partie, 2017, pagine 256, euro 17). Attraverso una serie di testimonianze originali, il volume rivela diversi profili che stanno plasmando la nuova generazione del mondo missionario, universo sconosciuto e spesso oggetto di luoghi comuni. Andando incontro a personalità provenienti dai cinque continenti, tra religiosi e laici, i curatori, Eric Denimal — giornalista, pastore protestante e autore del best-seller La Bibbia per tutti for dummies (Hoepli, 2014) — e Mariette Levaye-Gries, segretaria generale delle Pontificie opere missionarie di Lussemburgo, intendono proporre a ciascuno un modo adeguato di concretizzare il proprio slancio missionario. Fra i testimoni, infatti, sorgono figure tanto varie quanto atipiche, dal cantante francese Grégory Turpin, a monsignor Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo, e dall’arciduca d’Austria, Imre d’Asburgo-Lorena a Christiane Gilbert, madre di otto figli che ha deciso di adottare un bambino con disabilità. Tanti profili che confluiscono nello stesso desiderio di seguire Gesù Cristo mettendosi al servizio del prossimo. «Ci sono persone il cui campo di azione è notevole — scrive nell’introduzione Mariette Levaye-Gries, coordinatrice del volume e anch’ella parte dei quaranta testimoni — e ci sono invece persone il cui ambito di attività sembra un piccolo giardino, ma di fatto questa scala di misura è distorta dal nostro modo moderno di percepire il mondo. Ogni missione è importante e ogni cristiano, là dove è, è chiamato a dar vita, a darvi un senso e ad offrire un futuro».
Un tema che di certo trascende le Chiese, come ha anche dimostrato la decisione dell’editore di affidare la redazione generale del volume al pastore Eric Denimal, e la scelta di due personalità protestanti fra i testimoni. «Il nostro ecumenismo — ci ha detto Denimal — si inserisce proprio nella dimensione missionaria, nella propagazione della fede. Mentre la teologia, sebbene necessaria, tende alle volte a far crescere le opposizioni fra di noi» ha aggiunto nel ricordare che la nostra priorità è «l’annuncio del messaggio di Cristo, in un campo così immenso che non ce la potremo mai fare da soli». A proposito dei mesi di lavoro che ha portato avanti insieme ai numerosi testimoni cattolici, egli confida che è stata la loro obbedienza a colpirlo di più, una caratteristica che secondo lui «i protestanti non conoscono tanto bene». «I cattolici — ha spiegato — vanno a trovare il loro vescovo per sapere se è giusto fare questo o quello, si cercano un appoggio. Questa dimensione di obbedienza mi ha fatto bene, così come il fatto di scoprire impegni ed espressioni di fede così ricchi. Alle volte cambia un po’ il vocabolario, ma in fondo ci sono le stesse verità».
E sempre nella stessa ricerca di verità è stata portata avanti la redazione del libro, che si presenta come il seguito di 40 prophètes pour une génération («40 profeti per una generazione», 2013). Il progetto infatti non mirava a una qualunque idealizzazione della vocazione missionaria, ma risponde a un’esigenza di autenticità che oltre a mantenere lo stile oratorio di ogni personalità, non elude mai le difficoltà e i sacrifici richiesti da tale impegno. Quelle che gli autori definiscono «persone dal destino ordinario che compiono opere straordinarie», ci insegnano che nonostante tutto ognuno di noi è una pietra vivente del giardino di Dio, e che come battezzati, siamo chiamati tutti alla missione.
Particolarmente proficua è la riflessione introdotta nella prefazione da padre René-Luc — predicatore internazionale e cofondatore della scuola di missione CapMissio —, il quale ribadisce come il nostro vissuto personale sia lo strumento migliore per relazionarci con i non credenti. Soffermandosi sulla difficoltà di dare testimonianza della propria fede nelle nostre società attuali, egli ammonisce contro la tentazione di percepire la missione come una cosa da tenere nascosta, «un desiderio lodevole di rispettare gli altri ma che ha potuto trasformarsi in una pastorale dell’interramento». Sulle orme della Redemptor hominis di Giovanni Paolo ii egli afferma con umorismo che se il cristiano deve essere «come il lievito nell’impasto, bisogna essere attenti a non essere così interrati da diventare crosta!».

di Solène Tadié

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26 agosto 2019

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