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Com'è nato questo libro

· I 150 anni dell'“Osservatore Romano” ·

L'idea di pubblicare un volume per i centocinquant'anni dell'«Osservatore Romano» è nata da una conversazione tra me e il direttore del giornale, Giovanni Maria Vian, e dall'approssimarsi dell'anniversario della fondazione del quotidiano, che coincide con le celebrazioni per il centocinquantesimo dell'unità d'Italia.

È ben vero che «L'Osservatore Romano» nacque contro l'unità d'Italia e contro i suoi principali artefici. Constatazione questa che non ci ha tuttavia spaventato né distolto da quello che appariva un progetto con molte potenzialità, anche perché nel corso di questo secolo e mezzo il giornale ha subito un cambiamento fondamentale: da elemento di contrapposizione nei confronti della nascita dello Stato nazionale, si è progressivamente imposto come una voce importante e nuova nell'informazione in lingua italiana e nel dibattito culturale del nostro Paese.

D'altro canto, la progressiva trasformazione dell'«Osservatore Romano» riflette anche un'altrettanto importante maturazione del rapporto tra cattolici e laici in Italia, come ha evidenziato il Capo dello Stato nell'intervento pronunciato in occasione della cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria di Roma: «A noi naturalmente non sfugge come l'approccio cavouriano, ispirato al principio della “libera Chiesa in libero Stato”, non valse a scongiurare una fatale contrapposizione che si protrasse per decenni, a dispetto di molteplici tentativi di riconciliazione e discreto negoziato, e proprio qui, nella capitale, si tradusse, in varie occasioni, a successive scadenze (compresa quella del cinquantenario dell'Unità, nel 1911), in clamorosi episodi di tensione tra Stato e Chiesa, tra Quirinale e Vaticano. Ma sappiamo quanta acqua sia passata da allora sotto i ponti del Tevere, quale significato e incidenza abbiano avuto i Patti Lateranensi del 1929 e la necessaria e lungimirante rivisitazione del Concordato nel 1984, e come oggi, nell'avvicinarsi al 15o° anniversario della nascita del nostro Stato nazionale, nessuna ombra pesi sull'unità d'Italia che venga dai rapporti tra laici e cattolici, tra istituzioni dello Stato repubblicano e istituzioni della Chiesa Cattolica, venendone piuttosto conforto e sostegno».

Questo libro contiene saggi inediti che alcuni tra gli storici italiani di maggior peso hanno voluto scrivere per raccontare quello che «L'Osservatore Romano» ha rappresentato in questo secolo e mezzo.

Da parte mia, in questi tre anni in cui ho ricoperto il ruolo di Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, ho potuto constatare un ulteriore sforzo di rinnovamento del quotidiano, che si è rivelato sin dal mio primo giorno di lavoro a Palazzo Borromeo un indispensabile strumento di conoscenza, e spesso una vera e propria cartina di tornasole per una migliore comprensione della vita della Chiesa, ma anche della realtà internazionale. Ho potuto inoltre assistere in questi anni, al di là dell'importante ampliamento delle pagine culturali del giornale, a una viva e acuta attenzione agli equilibri politici, economici e sociali del nostro Paese. Un interesse e un riguardo particolari sono riservati al Presidente della Repubblica. La cura con cui sono puntualmente riportate, nelle prime pagine del quotidiano, le visite all'estero e gli interventi del Capo dello Stato sono, d'altro canto, un riflesso dello speciale rapporto che lega Benedetto XVI e il Presidente Napolitano, ben evidenziato dal saggio di Carlo Cardia. Ampio spazio è stato d'altronde riservato alle iniziative del Governo italiano e del Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, in particolare in tema di tutela della libertà di religione e dei diritti delle minoranze cristiane ovunque questi siano minacciati o violati.

Giovanni Maria Vian e io siamo peraltro consapevoli che questo libro non può essere considerato che un avvio per una ricerca ancor più approfondita e completa sulla vita e l'impatto avuto dal giornale nel dibattito culturale e politico in Italia.

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20 ottobre 2019

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