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May detta la linea
sulla Brexit

· Avvio dell’uscita dall’Unione a marzo ·

Il governo britannico di Theresa May chiarisce i prossimi passi sulla Brexit, sottolineando che «Londra non cercherà di restare nel mercato unico europeo».

 In un discorso tenuto ieri alla Lancaster House, mentre a Davos il presidente cinese Xi Jinping parlava dell’inutilità delle guerre commerciali e dell’isolazionismo, May ha dettato la linea dell'uscita del Regno Unito dall'Unione, impegnandosi a sottoporre un piano omogeneo al parlamento di Westminster, che si potrà esprimere sull’accordo finale. Il premier ha assicurato che attiverà la procedura definita dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona entro marzo e ha spiegato che Londra non difenderà la sua permanenza nel mercato unico europeo, perché significherebbe accettare altre condizioni sulla libera circolazione delle persone, come specificato più volte dalle autorità europee. Un altro punto essenziale è che «il governo britannico vuole negoziare allo stesso tempo l’uscita dall’Unione e i nuovi trattati che consentiranno di stabilire nuovi rapporti commerciali con i vari paesi». In questo modo, ha spiegato May, «si eviteranno accordi temporanei e di transizione che potrebbero rivelarsi dannosi per l’economia» e potrebbero lasciare il paese «in un purgatorio politico permanente». Al momento May non ha potuto aggiungere altro, se non che si cercherà di «rendere meno macchinoso possibile lo scambio delle merci».
In sostanza — come sottolineano gli analisti — l’obiettivo del governo del Regno Unito è quello di recuperare il controllo dei suoi confini, non essere più soggetto alle decisioni della corte di giustizia dell’Unione europea e modificare la gestione della circolazione delle merci. Anche sullo spinoso tema dello stato giuridico dei cittadini dell’Unione in Gran Bretagna, al momento non c’è una proposta precisa, ma solo l’auspicio di trovare «accordi soddisfacenti per entrambe le parti». May ha spiegato che il Regno Unito vuole «continuare a essere un buon amico e un buon vicino dell’Unione europea», dicendo apertamente di «sapere che ci sono alcuni che chiedono un accordo punitivo nei confronti della Gran Bretagna». In definitiva, il premier ha chiarito che «nel caso in cui il governo non fosse in grado di ottenere ciò che vuole, l’assenza di un accordo sarebbe meglio di un cattivo accordo». E dunque, occorre in tutti i modi evitare soluzioni come quelle «ibride che hanno permesso all’Unione europea di mantenere rapporti più stretti con alcuni paesi extracomunitari». Un esempio è la Norvegia.
Molti osservatori politici hanno definito il discorso di May ancora troppo vago e hanno sospeso il loro giudizio. Il quotidiano «The Guardian» ha scritto invece che il premier col suo discorso ha fatto un po’ più di chiarezza e che quindi «ora si sa qualcosa su che cosa non sarà la Brexit, ma poco su che cosa sarà effettivamente».

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