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Come le ammaccature di una mela

· ​La complessità dell'animo umano nel romanzo postumo di Winifred Holtby ·

«Credete che non avreste mai dovuto vergognarvi di voi stessa, prima o poi? Certo che vi fa male e continuerà a farvene (…). Dobbiamo andare avanti con le nostre pene e le nostre umiliazioni. Chissà che tutto questo dolore non finisca per esservi utile e non faccia di voi un’insegnante migliore». Non è tenera l’anziana rs. Beddows, alta consigliera della contea di South Riding, mentre a modo suo consola la direttrice della scuola femminile locale. Sarah Burton, quarantenne nubile, è fatta d’altronde della sua stessa pasta: una donna combattiva e acuta che non mentirebbe mai a se stessa per addolcire la realtà. 

Paul Cézanne, «Natura morta con mele» (1890)

Dal loro confronto, siamo nel 1933, emerge una delle virtù principali del romanzo postumo di Winifred Holtby, appena uscito nella traduzione italiana con il titolo di Ritorno nel South Riding (Roma, Elliot edizioni, 2015, pagine 516, euro 19,50): il desiderio di svelare la profonda complessità dell’animo umano.
Dopo essersi opposta per mesi alla visione conservatrice di Robert Carne, proprietario terriero sull’orlo del fallimento e amministratore pubblico della sua scuola, Miss Burton se ne innamora perdutamente e, per lui, in un momento di debolezza, mette a rischio la propria reputazione. La direttrice è una donna forte e autonoma che ha riscattato le proprie umili origini studiando, viaggiando e coltivando ideali progressisti.
Un’insegnate appassionata che torna nel South Riding, per offrire ad altre ragazze l’occasione di «vivere meglio delle proprie madri», ma scopre con sgomento che il suo cuore ha delle zone tenere «come le ammaccature di un mela».
Carne è un possidente retrogrado, ma non solo. È anche un uomo coraggioso e di parola che da oltre quindici anni alleva in solitudine una figlia difficile e dilapida i propri beni per mantenere una moglie amatissima nel migliore manicomio della Contea. Davanti a lui, come a tutti i numerosi personaggi di questo splendido affresco della provincia inglese tra le due guerre, il lettore fatica a riconoscere con chiarezza la linea di demarcazione tra il bene e il male, che pur esiste.
Il libro, scritto negli ultimi mesi di una malattia terminale, è il testamento di una donna che dopo essersi sempre schierata senza esitazione — come volontaria in guerra, come nota giornalista d’inchiesta e come femminista — mostra fino a che punto l’imprevedibilità della natura umana possa complicare la verità e le valutazioni su di essa. Così accanto ai difetti, alle zone d’ombra e ai momenti di cedimento dei personaggi positivi, vengono svelati i pentimenti e le buone azioni di quelli negativi.
Tutti hanno una cipollina a cui aggrapparsi sull’orlo del baratro infernale, come la vecchia perfida della leggenda russa raccontata da Dostoevskij, soprattutto all’interno del consiglio d’amministrazione di South Riding, paese inventato ma con tutte le caratteristiche dello Yorkshire, dove Holtby è nata e cresciuta. E della loro cipollina alcuni, a volte, fanno buon uso, come il consigliere Huggins, un predicatore laico «licenzioso e al tempo stesso pio, che diffondeva scandalo ed entusiasmo» o Antony Snaith, uomo d’affari «triste, astuto e frustrato, che metteva la sua nevrosi al servizio della Contea».
«Sta al lettore — diceva Virginia Woolf a proposito dei personaggi delle Onde — ricostruire l’unità del prisma a partire dalle singole facce», invito che vale anche per molti di questi ritratti.

di Silvia Gusmano

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23 luglio 2019

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