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Come l’alba di una notte lunga

· I riti del venerdì santo presieduti da Papa Francesco ·

Speranza, risurrezione, amore di Dio. Restano queste tre parole al termine della giornata in cui la Chiesa fa memoria della Passione di Gesù. È Papa Francesco a consegnarle al mondo intero, al termine della Via crucis presieduta al Colosseo nella sera del 18 aprile, venerdì santo.

Dio ha messo sulla croce di Gesù il peso di tutte «le ingiustizie — ha detto il Pontefice — perpetrate da ogni Caino contro suo fratello, tutta l’amarezza del tradimento di Giuda e di Pietro, tutta la vanità dei prepotenti, tutta l’arroganza dei falsi amici».

Proprio per questo «era una croce pesante, come la notte delle persone abbandonate, pesante come la morte delle persone care, pesante perché riassume tutta la bruttura del male». Tuttavia, è anche «una croce gloriosa come l’alba di una notte lunga — ha aggiunto il Santo Padre — perché raffigura in tutto l’amore di Dio che è più grande delle nostre iniquità e dei nostri tradimenti».

La croce, ha spiegato il vescovo di Roma, segno della «mostruosità dell’uomo, quando si lascia guidare dal male», diventa dunque il simbolo dell’«immensità della misericordia di Dio», perchè lui «non ci tratta secondo i nostri peccati, ma secondo la sua misericordia». E così di fronte a quella croce finiamo per sentirci «figli e non cose o oggetti» ha sottolineato Papa Francesco citando una preghiera di san Gregorio Nazianzeno.

L’ultimo pensiero della Via crucis il Santo Padre ha voluto dedicarlo ai malati e «a tutte le persone abbandonate sotto il peso della Croce, affinché — ha detto — trovino nella prova della Croce la forza della speranza».

Nel pomeriggio il Pontefice aveva presieduto la celebrazione della Passione del Signore, nella basilica vaticana, durante la quale aveva svolto l’omelia il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa.

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19 giugno 2019

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