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Come il Vangelo arrivò nella terra di Agbar

· Fede e cultura nell’Oriente siriaco dal II al IX secolo ·

Visto da Occidente, l’Oriente appare spesso come una realtà omogenea e dai contorni un po’ sfumati: un insieme di tradizioni abbastanza simili nella loro esoticità, e in ogni caso troppo poco note. Fa forse eccezione il mondo bizantino-slavo, che però rischia di essere considerato rappresentativo dell’intero universo orientale cristiano, non essendone in realtà che una parte, benché tanto significativa. Le Chiese di tradizione siriaca attestano un altro Oriente, antico, ricco di tradizione e con una fisionomia peculiare che ne fa quello che uno dei massimi cultori della materia, Sebastian Brock, ha definito il «terzo polmone» della tradizione cristiana, accanto a quello greco e quello latino.

Sebbene le complesse dispute cristologiche dei primi secoli abbiano contribuito a dividere l’antica Chiesa di espressione siriaca in varie comunità ecclesiali, ragione per cui è più corretto parlare di “Chiese di tradizione siriaca”, è nella comunità e nel patriarcato di Antiochia che tale realtà ecclesiale, nel suo insieme, affonda le proprie radici. Da Antiochia, dove per la prima volta i credenti nel Risorto ricevettero il nome di cristiani (cfr. Atti degli apostoli, 11, 26), l’annuncio evangelico raggiunse la città di Edessa, capitale dell’Osroene, e di qui la Mesopotamia, regioni abitate in massima parte da popolazioni di lingua e cultura aramaica. L’idioma edesseno, variante di aramaico noto come “siriaco”, configurerà dunque queste comunità come “siriache”.

La tradizione attribuisce l’evangelizzazione di queste terre all’apostolo Tommaso, che di qui avrebbe raggiunto l’India; e insieme a lui a due discepoli, di nome Addai e Mari, cui la tradizione siro-orientale ascrive una delle più arcaiche preghiere eucaristiche giunte sino a noi. Un’antica leggenda riferisce poi quello che pretende sia stato l’antefatto di tale missione: il re edesseno Abgar Ukkama avrebbe inviato il proprio funzionario Anania da Gesù per offrirgli ospitalità nel proprio regno, al fine di metterlo al riparo dalle insidie tesegli dai capi del suo popolo e per ottenerne in cambio la guarigione da una malattia. Gesù, respingendo l’invito, avrebbe tuttavia promesso l’invio, dopo la sua morte, di un discepolo a Edessa. Intanto, avrebbe fatto dono al re edesseno di una sua lettera o, secondo un’altra versione della leggenda, di una sua immagine miracolosamente impressa su di un telo, da cui deriva la tradizione del mandylion.

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22 agosto 2019

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