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Il fruscio delle foglie

· Otto secoli di storia del monastero clariano di Imola ·

Il monastero è un testimone privilegiato dello scorrere del tempo, placido e inesorabile di fronte alla frenesia del mondo e al travagliato succedersi delle epoche. Ciò trova conferma anche nella storia del monastero di clausura delle clarisse di Imola, di cui tratta il libro Nel cuore della città. Il Monastero di Santo Stefano delle clarisse in Imola. Otto secoli di storia (Imola, Editrice Il nuovo diario messaggero, 2015, pagine 512, euro 45), a cura di Andrea Ferri, Ezio Ferri e Mario Giberti.

Ritinteggiatura del monastero

Attraverso una ricchissima documentazione, il volume ripercorre le vicende del monastero dagli esordi nel XIII secolo fino ai giorni nostri, scandendo il racconto tra età medievale, moderna e contemporanea. Soffermandosi sugli episodi più dolorosi della sua storia, come la dominazione napoleonica, il racconto dimostra come in ogni epoca il monastero abbia rappresentato un punto di riferimento, quando non un rifugio, per la comunità civile.

Anche gli oggetti presentati (come ad esempio le tabelle dei frugali pasti regolati dalle Costituzioni a esse assegnate nel XVI secolo) parlano, raccontando nei minimi dettagli le attività quotidiane delle clarisse: si resta colpiti dalla tenacia con cui le religiose hanno portato avanti la propria missione, nonostante i numerosi ostacoli, anche finanziari, emersi nei secoli. Lo stesso spirito di abnegazione le porterà a eseguire personalmente la maggior parte dei lavori di ristrutturazione intrapresi negli anni recenti, grazie anche all’aiuto dei fedeli. Insomma, come sottolinea il vescovo di Imola, monsignor Tommaso Ghirelli presentando il libro, «per quanto ritirate, sono sempre donne del loro tempo, partecipi non solo delle vicende, della mentalità, ma anche delle virtù e dei peccati della loro città».

Idea sviluppata anche nel film documentario Come il fruscio delle foglie (2015), realizzato da Med Media e prodotto dalle stesse clarisse. Tramite testimonianze della comunità civile, viene messo in risalto il proficuo paradosso dell’influenza esercitata dal luogo, sebbene chiuso alla città, e la continua interazione delle monache con la popolazione, nelle diverse epoche. Forma di vita, questa, che richiama quella delle foglie di un albero, che grazie al sole diffondo un ossigeno vitale: rimangono «legate al ramo e il ramo al tronco, e poi cadono e ricrescono».

di Solène Tadié

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20 settembre 2018

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