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Come il chicco di grano

· Il cardinale Rosa Chávez inviato del Papa alle celebrazioni per i 525 anni dalla prima messa nel continente americano ·

Conservare la fede, proclamarla con coraggio e viverla per mezzo dell’amore. È l’invito che Francesco ha rivolto alle migliaia di fedeli riuniti lo scorso 5 gennaio a Isabela, Puerto Plata, nella Repubblica Dominicana, dove il cardinale Gregorio Rosa Chávez, ausiliare di San Salvador, ha rappresentato il Pontefice come suo inviato speciale alla chiusura del 525° anniversario della celebrazione della prima Eucaristia nel continente americano.

Facendosi portavoce dell’auspicio del Papa, il cardinale ha sottolineato che «tutto è iniziato qui e per questo siamo qui. Qui è iniziato tutto, durante il secondo viaggio di Colombo. Otto anni dopo, in quello che è oggi Puerto Trujillo, nella costa nord dell’Honduras, in uno scenario come questo, l’ostia santa è stata elevata per la prima volta sulla terraferma del continente americano». La cronaca di Colombo racconta che egli non ha potuto assistervi perché era malato ed è stato rappresentato da suo fratello. Nel luogo che viene considerato il primo insediamento europeo nel nuovo mondo, il cardinale Rosa Chávez ha ricordato che anche Gesù chiamò i primi discepoli vicino al mare e a Pietro diede ordine di remare verso il largo. Lo mette in luce anche Giovanni Paolo II nella sua esortazione apostolica Novo millennio ineunte, che inizia con l’invito a ricordare con gratitudine il passato, vivere con passione il presente e aprirsi con fiducia al futuro.

Proprio per richiamare ciò che avvenne cinquecentoventicinque anni fa, il cardinale ha fatto notare che il primo motivo per cui si celebra l’anniversario è per ringraziare il Signore per la sua grande misericordia: è questa la ragione principale del ricordo. In secondo luogo, ha rimarcato come il Papa chieda di vivere con passione il presente. La Chiesa locale lo sta facendo da quando è stato indetto un anno di preparazione dedicato all’Eucaristia. Un anno che ha attirato in questo luogo tantissimi pellegrini delle undici diocesi e dell’ordinariato militare del paese. Proprio per simboleggiare gli anni trascorsi, erano presenti cinquecentoventicinque rappresentati da ognuna di queste circoscrizioni.

Il terzo motivo della celebrazione sottolineato dal porporato è quello di aprirsi alla speranza al futuro. Per questo, al termine, il cardinale ha inaugurato la seconda tappa del piano nazionale di pastorale, ricordando in proposito il giovane laico Ramón Pané conosciuto come “il primo catechista dell’America”. Questa figura è di grande importanza alla vigilia della Gmg di Panamá. Egli partecipò alla prima messa del 1493 celebrata in quello stesso luogo. Il porporato ha fatto notare come quel giovane di appena trenta anni fosse talmente acceso di passione per il Vangelo che avesse imparato le lingue degli indigeni per poter annunciare loro la buona novella. Egli preparò al battesimo una famiglia di indigeni che poi divenne sua fedele compagna di viaggio. Purtroppo, quella famiglia venne uccisa proprio per aver cambiato religione.

Parlando di martirio, il cardinale ha anche ricordato l’arcivescovo Romero, che per la messa durante la quale fu ucciso il 24 marzo 1980 aveva scelto come lettura il capitolo secondo del vangelo di Giovanni, dove Gesù si paragona al grano seminato in terra. Egli fece questo commento: «Se non fosse morto, il grano sarebbe rimasto solo. Se dà frutto è perché muore, si lascia disfare nella terra e solo disfacendosi produce il raccolto». Quel giorno, ha ricordato il cardinale, monsignor Romero non ebbe né accoliti né lettori e lui stesso proclamò le letture senza muoversi dal centro dell’altare. Alcuni secondi dopo la conclusione dell’omelia, mentre si apprestava a offrire il pane e il vino, uno sparo preciso attraversò il suo cuore.

Rinnovando l’invito a essere missionari del Vangelo in ogni luogo, il porporato ha poi indicato l’esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco quale bussola per orientarsi. In questo senso, ha detto, occorre riscoprire una «comunione dinamica, aperta e missionaria che implica di comprendere l’evangelizzazione come un processo che, secondo la descrizione dell’esortazione postsinodale Ecclesia in America, ha come punto di partenza imprescindibile l’incontro con Gesù Cristo vivo, un incontro che provoca un processo di conversione, comunione e solidarietà».

Alla celebrazione erano presenti i vescovi della Conferenza episcopale locale, il presidente della Repubblica Dominicana, Danilo Medina Sánchez, il nunzio apostolico Ghaleb Bader, autorità civili e militari, membri del corpo diplomatico e rappresentati di ogni diocesi del paese.

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