Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Come
per i pastori a Betlemme

· ​L’anno della misericordia in Pakistan ·

«Mentre la Chiesa universale celebra l’anno della misericordia, riconosciamo che Gesù Cristo ci insegna che la misericordia, il perdono, la gioia, la pace e la giustizia sono possibili e non si trovano solo nei nostri sogni. Essi sono possibili e reali, perché è Gesù Cristo, nato a Betlemme, a essere vera misericordia, perdono, gioia, pace e giustizia». È quanto scrive monsignor Joseph Arshad, vescovo di Faisalabad, importante metropoli — quasi 7.500.000 abitanti — del Punjab pakistano. Nel messaggio diffuso in vista del Natale, il presule ricorda appunto l’annuncio della nascita di Gesù ai pastori, «pieni di gioia e di amore per aver trovato il piccolo bambino Salvatore del mondo». Ogni volta «che ascoltiamo la storia della nascita di Cristo, ricordiamo che Dio non è lontano o disinteressato, ma ha deciso di venire tra noi. L’eterna parola di Dio ha scelto di farsi umana». In questo senso, ha sottolineato il presule, «se vogliamo cercare la vera gioia e la “luce di amore” ed essere inondati dai loro doni, realizzare i nostri desideri e sogni più profondi, dobbiamo fare l’esperienza di Betlemme nelle nostre vite». Con la stessa umiltà dei pastori, oggi i cristiani, pur in un contesto difficile e interreligioso come quello pakistano, devono riscoprire la bellezza del Natale, di quando «il Figlio di Dio, Salvatore del mondo, è nato per noi a Betlemme». Infatti, «nel mondo di oggi l’umanità affronta numerose sfide e il nostro mondo è segnato da molti fattori: il bene e il male, l’unità e la divisione, la ricchezza e la povertà, la violenza e la pace. Tutte queste cose mandano un messaggio impegnativo ai cristiani: svelare di nuovo la rilevanza della famiglia umana dalla prospettiva di vita cristiana, nella relazione con Dio, il creato e i vicini». In questa prospettiva, il presule cita anche l’esempio di Papa Francesco: «Egli ricorda ai cristiani di riflettere su due punti: il primo è che Dio si è rivelato attraverso Gesù, non come un potente Dio dell’universo, ma come uno di umili origini. Per questo motivo, per assomigliare a Gesù, non dobbiamo mettere noi stessi sopra gli altri. Noi stessi dobbiamo essere umili e servire gli altri». Il secondo punto «è che se Gesù è diventato uno di noi, allora qualunque cosa facciamo per i nostri fratelli e sorelle, l’abbiamo fatta a lui».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE