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Come ho salvato Origene dall’oblio

· All’inaugurazione dell’anno accademico dell’Augustinianum presentata la clamorosa scoperta avvenuta alla Bayerische Staatsbibliothek ·

I malintesi e le sviste che hanno condannato per secoli all’anonimato alcune delle sue omelie

È nell’ambito del progetto di catalogazione del fondo dei manoscritti greci della Bayerische Staatsbibliothek  che ho iniziato a studiare, nella primavera di quest’anno, il Codex graecus 314 , un manoscritto pergamenaceo ascrivibile all’inizio del XII secolo, che contiene 29 omelie ai Salmi, adespote. Grazie al confronto con la traduzione di Rufino di Aquileia mi è stato possibile identificare fin da subito come sicuramente origeniane  quattro omelie sul Salmo 36. In seguito l’attribuzione all’Alessandrino si è potuta estendere anche al resto della raccolta. In un primo momento ovviamente solo in via ipotetica, per quanto vari elementi, non da ultimo ad esempio il confronto con la lista eusebiana degli scritti esegetici di Origene conservata nell’epistola 33 di Girolamo, mi portassero a essere più che fiduciosa in merito alla loro paternità.

È stato Lorenzo Perrone, alla cui competenza mi sono rivolta per poter avere conferma di quanto pensavo e che via via si era rafforzato, ad avallare questa ipotesi. L’annuncio ufficiale del ritrovamento delle omelie è stato dato da parte della Bayerische Staatsbibliothek il 12 giugno. Da allora il Codex graecus 314 è stato finalmente risarcito per il lunghissimo anonimato al quale era stato condannato: infatti, pur facendo parte del fondo più antico della Bayerische Staatsbibliothek e provenendo dalla collezione di uno dei più illustri bibliofili del XVI secolo, il banchiere augustano Johann Jakob Fugger, questo manoscritto ha subito per secoli una vera e propria sfortuna critica, come si può evincere in primis dalla storia della sua catalogazione.

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19 novembre 2019

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