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Come gli aerei

· A colloquio con il cardinale prefetto della Congregazione per il clero ·

I sacerdoti sono come aerei: ci si accorge che esistono solo quando cadono, mentre la stragrande maggioranza vola senza fare notizia. Riprendendo questa immagine usata da Papa Francesco, il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero, traccia un identikit del prete in questa intervista al nostro giornale.

Lei è stato nunzio apostolico a Cuba dal 1992 al 1999: c’erano già le premesse che hanno portato alla recente svolta nei rapporti con gli Stati Uniti d’America?

Quelli del mio servizio come nunzio apostolico a Cuba sono stati i tempi che hanno preceduto la visita di Giovanni Paolo ii e i tempi della visita stessa. Le condizioni di una evoluzione positiva non erano così evidenti, ma si sono andate creando, con molta pazienza, discrezione, rispetto e speranza, direi con quei piccoli passi che si devono fare quando non è possibile correre. Ci sono talvolta, negli interlocutori, timori e paure. Una storia difficile, da tener presente. Personalmente sono stato sempre sostenuto dal conforto e dal contributo dei vescovi del Paese, soprattutto dell’arcivescovo di San Cristóbal de la Habana, oggi cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino. Pastori che portano con sé le sensibilità e le attese delle comunità cristiane, e che hanno vissuto la storia della gente; sono stati veramente i fratelli maggiori, che mi hanno ispirato e consigliato in non facili situazioni.

La fine dell’embargo potrà favorire il progresso sociale, civile e religioso della società cubana?

Questo tema dell’embargo è complesso, non facile da sminuzzare in poche parole. Certamente è stato uno scoglio, una barriera, con conseguenze tanto logistiche quanto umane e sociali nelle relazioni fra i due Paesi. Lo sviluppo di normali rapporti commerciali è stato fortemente condizionato dall’esistenza di questo meccanismo che porta, fra l’altro, a situazioni dolorose di incomprensione e di sfiducia. Direi che, con l’annuncio dei giorni scorsi, cade questo scoglio umano; la prospettiva delle relazioni diplomatiche significa, infatti, che si è pronti a parlarsi, a dialogare e a crescere nella mutua fiducia, che porterà all’abbattimento — come è stato detto — anche di quegli aspetti logistici che hanno impedito una regolare e proficua relazione commerciale, e non solo. Nell’agenda che si prospetta nelle mutue relazioni, confido che prevarranno le ragioni del buon senso, del rispetto e della reciproca comprensione, tanto desiderata e raccomandata dal Papa in tutti i suoi interventi, come, precisamente, nell’iniziativa dei mesi passati che, per merito del Pontefice, ha portato a questo storico disgelo fra Cuba e Stati Uniti.

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18 agosto 2019

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