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Come Fernando divenne Antonio

· Il santo di Lisbona nel romanzo di Jan Dobraczyński ·

Continua con successo la traduzione italiana delle opere del grande romanziere polacco Jan Dobraczyński (1910-1994). L’ultima, edita non a caso nel giugno scorso, porta come titolo Dov’è il vostro amore per l’uomo. Il romanzo di sant’Antonio di Padova (Milano, Gribaudi 2013, pagine 318, euro 18), una narrazione epica nella quale storia e fantasia s’intrecciano nel non facile tentativo di mettere in scena la vita di un santo tanto venerato quanto poco conosciuto nei suoi precisi lineamenti storici. Sappiamo, infatti, come testimonia uno dei suoi maggiori biografi, padre Vergilio Gamboso, che esistono due personaggi, poco o nulla comunicanti, riferiti alla stessa persona: da una parte il sant’Antonio della pietà popolare, che fa ritrovare le cose smarrite e aiuta le giovani in età da marito ad accasarsi, figura rassicurante che i devoti ammirano e invocano nell’oleografica rappresentazione con il libro, il Bambinello e il giglio. Dall’altra parte sta uno tra i personaggi più illustri del francescanesimo primitivo, l’uomo di profonde conoscenze esegetico-teologiche che apre all’ordine minoritico la strada della cultura religiosa e della scienza di Dio, il dotto autore dei Sermones  che rianima con la sua predicazione la Chiesa in Nord Italia e nel Sud della Francia, interloquendo con il fermentante mondo dei movimenti ereticali.

«Ogni biografo — spiega Gamboso — è allettato dal progetto e dalla speranza di restituire spessore umano al sant’Antonio etereo della devozione, e, insieme, di restituire al personaggio storico qualcosa del fascino carismatico». Si può dire che il romanzo di Dobraczyński riesce, per quanto possibile, a evitare sia il rischio di fare di Antonio un «santino», sia quello di perdersi in rarefatte disquisizioni storiche e ancor più teologiche.

Di grande effetto è il passaggio dall’esistenza tranquilla e agiata condotta nel sontuoso monastero di Santa Cruz, a Coimbra (in quegli anni capitale del regno del Portogallo), all’obbedienza minoritica quando il nobile rampollo della famiglia Buglione, canonico e sacerdote, chiede di essere accolto tra i seguaci di un certo Francesco di Assisi e diviene così membro di un ordine appena agli inizi ma già disseminato in tutta Europa.

Si può condividere quanto padre Domenico Mondrone scriveva su «La Civiltà Cattolica» (1980, i, 532-543, q. 3114) recensendo L’ombra del Padre. Il romanzo di Giuseppe, scritto tra i più famosi di Dobraczyński. «Bisogna riconoscere che il successo delle opere di questo polacco è dovuto non solo alla buona preparazione storica relativa ai fatti e ai personaggi che tratta e alla vivezza del suo dettato, ma soprattutto perché in simili lavori non se ne sta distanziato dalla storia. È tale infatti la sensibilità moderna con cui avvicina e presenta i suoi soggetti, da portarli al confronto con l’uomo e i suoi problemi di oggi e lasciarlo pensoso».

Certo, la storia che Dobraczyński racconta è in forma di romanzo, e questo permette all’autore — che pure segue la via maestra delle biografie più accreditate — di far dialogare a lungo Francesco e Antonio e perfino di far celebrare a quest’ultimo la famosa messa della notte di Natale a Greccio, così come di metterlo in contatto e a confronto con santa Chiara d’Assisi e le Povere dame. Queste calcolate licenze storiche non fanno però venire meno l’attenzione alla portata epocale degli eventi: il travaglio di un nuovo ordine religioso che sorge mentre i tempi stanno velocemente mutando, la vicenda di un uomo che cerca, nella volontà di Dio, la strada migliore per servirlo, la necessità di rinnovare tra la gente l’adesione autentica al vangelo attraverso la predicazione, l’attenzione al mondo dei poveri e dei senza diritti. Temi di ieri, di oggi e di sempre.

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