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Come alberi lungo il fiume

· ​I primi trent’anni del Carmelo di Capocolonna a Crotone ·

«Sarà la vita appassionata che conduco» dice monsieur de Saint Colombe alla figlia Madeleine, stupita della gioia che vede nel suo sguardo. Viene in mente il romanzo di Pascal Quignard Tous les matins du monde (1987) — e il bel film omonimo del 1991 di Alain Corneau, interpretato da Gerard Depardieu e Jean-Pierre Marielle, con la colonna sonora di Jordi Savall — leggendo il libro Come albero piantato lungo corsi d’acqua, scritto dalle suore del Carmelo di Capocolonna e da don Pietro Pontieri, pubblicato in occasione del quinto centenario della nascita della fondatrice dell’Ordine, Teresa di Gesù (Crotone, D’Ettoris Editori, 2015, pagine 112, euro 12,90).

Monsieur de Saint Colombe e le figlie in una scena del film «Tous les matins du monde»

La vicenda narrata da Quignard si svolge nel XVII secolo: monsieur de Saint Colombe è un austero suonatore di viola da gamba che vive in campagna, lontano dai clamori della corte di Versailles, e passa gran parte della sua giornata in un capanno isolato del giardino a suonare, comporre musica e perfezionare la tecnica del suo strumento.

L’intensità della sua vita scaturisce integralmente — e unicamente — dal suo rapporto con Dio, coltivato con costanza e dedizione e reso dialogo concreto dal costante esercizio della musica, una sorta di ora et labora laico scandito dai ritmi del pentagramma e dalle quotidiane incombenze della vita familiare. Il successo a corte non gli interessa, mentre interessa moltissimo, nel romanzo e della sceneggiatura di Corneau, al suo allievo Marin Marais, che vede nello studio della viola da gamba — uno strumento molto alla moda all’epoca — solo un mezzo per acquisire in fretta ricchezza e prestigio.

Monsieur de Saint Colombe cerca la solitudine non per superbia o per «disdegnoso gusto», ma perché nel suo rifugio in campagna ha già tutto quello di cui ha bisogno: se stesso, il suo strumento e il tempo per suonare e approfondire il suo dialogo con Dio.

Qualcosa di simile accade a chi si sente chiamato alla clausura, e quindi a vivere in un luogo appartato in cui — apparentemente — non succede mai niente, ma intenso, concreto e costante è il dialogo con Dio. I conventi — scrivono le carmelitane — sono luoghi in cui sboccia una vita ricca di sorprese e di scoperte appassionanti su se stessi e sul mondo, sulla natura stessa di tutto ciò che esiste, e di quell’«amor che move il sole e l’altre stelle».

Una vita che spesso risulta incomprensibile o comunque difficile da immaginare a chi non la sperimenta in prima persona; per questo è necessario raccontarsi e raccontare, facendo memoria dei primi trent’anni di fondazione della comunità, perché sono i fatti accaduti le testimonianze più semplici ed evidenti dell’azione trasformante dello Spirito nella storia.

In dodici capitoli viene raccontata in sintesi la storia del Carmelo, le complesse e a volte tormentate vicende che hanno segnato la fondazione in Calabria, la vita all’interno di una comunità teresiana scandita dalla liturgia delle ore e dal tempo dedicato al lavoro.

Non mancano i profili biografici delle suore che hanno già raggiunto il compimento definitivo nell’abbraccio del Padre, nel libro delle carmelitane di Crotone, ma il ritratto più autentico di ogni singolo volto, paradossalmente, dev’essere rintracciato nelle citazioni di Giovanni della Croce o di Teresa d’Ávila che punteggiano le pagine e aiutano il lettore a conoscere più da vicino un’esperienza tanto radicale quanto semplice. Perché la preghiera è come l’amore: più è personale, più è universale.

di Silvia Guidi

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19 marzo 2019

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