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Combattimenti a Hodeidah

· ​Nonostante l’accordo per la tregua raggiunto nei colloqui sulla crisi yemenita ·

Non tacciono le armi nello Yemen. Di dodici morti e venticinque feriti è il bilancio complessivo degli scontri avvenuti tra ieri e oggi a Hodeidah, porto sul Mar Rosso, dove è attesa l’entrata in vigore del cessate il fuoco deciso da un accordo tra le parti concluso giovedì scorso al termine dei colloqui in Svezia. Fonti yemenite precisano che i combattimenti tra forze lealiste e ribelli huthi sono avvenuti in particolare a sud e a est della città dove è situato il porto attraverso il quale passa il settanta per cento degli aiuti umanitari e delle altre importazioni dello Yemen. Le stesse fonti precisano che, sebbene l’intesa patrocinata dall’Onu parlasse di cessate il fuoco immediato, l’entrata in vigore della tregua è stata rinviata a martedì. «Sentiamo i rumori delle incursioni e degli scambi di armi da fuoco senza essere in grado di localizzarli» ha detto uno dei residenti di Hodeidah contattato telefonicamente dalla France-Presse. Le parti in causa si accusano reciprocamente di aver innescato le nuove violenze. Inoltre, i bilanci diffusi non corrispondono: secondo un funzionario governativo citato dalla France-Presse, le vittime sarebbero 29, tra le quali 22 ribelli huthi. Secondo la stessa fonte, sette ribelli sarebbero stati catturati durante un’offensiva degli huthi ad Al Douraihimi, a circa venti chilometri a sud di Hodeidah. L’agenzia di stampa Saba (controllata dagli huthi) ha detto che la forza aerea della coalizione guidata dai sauditi ha continuato i raid aerei domenica nella provincia di Hodeidah.

Ieri il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha messo in guardia contro il deterioramento della situazione umanitaria in Yemen. Se non si compiono progressi nel ripristinare la pace nel paese — ha spiegato — la crisi peggiorerà e sarà molto difficile tornare indietro. «Siamo molto preoccupati per l’altissimo livello di fame e malnutrizione nello Yemen» ha detto il capo delle Nazioni Unite in una conferenza stampa a Doha. Questa preoccupazione è alimentata, ha aggiunto, «dal numero di persone che muoiono in circostanze particolarmente drammatiche e dal fatto che senza la pace affronteremo nel 2019 una situazione molto peggiore di quella odierna».

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09 dicembre 2019

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