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Is colpito al cuore

· Ucciso in Siria il capo della propaganda dell’organizzazione jihadista ·

Organizzazione delle cellule “dormienti” in Europa, istruzioni su come effettuare attentati suicidi, pianificazione della propaganda: queste alcune delle principali mansioni di Abu Mohammad Al Adnani, l’uomo che fino a ieri era considerato il “portavoce” del cosiddetto Stato islamico (Is). Al Adnani è stato ucciso nel nord della Siria, vicino ad Aleppo, dove si stava recando insieme ad altri jihadisti. Non è ancora chiaro — riferisce il Site, organismo che monitora l’attività terroristica in internet — chi lo abbia ucciso e in quali circostanze.

Le macerie ad Aleppo (Reuters)

Chi era Al Adnani? La qualifica di “portavoce” — dicono gli esperti — è esatta, ma riduttiva. In realtà, Al Adnani è stato uno degli esponenti più feroci dell’Is, responsabile degli attacchi all’estero, la mente e l’ispiratore di diversi “lupi solitari” e di sanguinosi attentati in Europa. La sua morte è dunque un colpo durissimo per l’Is, che solo qualche settimana fa aveva subito un’altra pesante perdita, e cioè quella di Omar Shishani, detto “il Ceceno”, ucciso da un raid americano.

Secondo l’agenzia Amaq, vicina all’Is, Al Adnani è stato ucciso mentre era in ricognizione nella zona circostante Aleppo, dove la battaglia nelle ultime settimane è diventata sempre più cruenta. L’agenzia non ha fornito nessun altro dettaglio. Poche ore dopo l’annuncio, il Pentagono ha riferito dell’attacco «contro un importante leader dell’Is in Siria nella zona di Al Bab», nel governatorato di Aleppo, a una cinquantina di chilometri verso nord est dal capoluogo. E qualche minuto dopo Washington è stata ancora più esplicita: «Forze della coalizione hanno condotto raid aerei ad Al Bab, prendendo di mira un leader di alto livello». Secondo il portale Site, Al Adnani sarebbe stato colpito durante il viaggio da Raqqa, considerata la principale roccaforte dell’Is in Siria, verso Aleppo.

Nato nel 1977 a Idlib, Al Adnani entra ufficialmente nel “gotha” del terrorismo poco dopo il 2000, dopo aver prestato giuramento ad Al Zarqawi, leader jihadista in Iraq. Fugge quindi dalla Siria dopo esser stato incarcerato più volte dal regime di Assad, per poi stabilirsi nel governatorato di Anbar, in Iraq. Arrestato due volte dalle forze della coalizione internazionale in Iraq, passa almeno sei anni nel carcere di Camp Bucca, insieme al futuro leader fondatore dell’Is, Al Baghdadi. E proprio in carcere nasce il sodalizio tra i due. Dieci anni dopo Al Baghdadi decide quindi di rispedire Al Adnani in Siria insieme a un altro estremista, Al Joulani, che fonda una cellula terroristica a Raqqa per poi, dopo violente diatribe con Al Baghdadi, passare al Fronte Al Nusra, affiliata invece ad Al Qaeda.

Nel settembre 2014, Al Adnani pronuncia quello che è considerato il “manifesto” dei lupi solitari. In una dichiarazione audio di 42 minuti, Al Adnani incita i singoli musulmani che vivono in Occidente a uccidere i civili nei loro Paesi ricorrendo a ogni mezzo possibile, e a farlo senza bisogno di attendere disposizioni più precise dai leader del gruppo terroristico. Molti degli attacchi rivendicati dall’Is sono stati ispirati proprio da questa dichiarazione. Ma non solo, gli esperti riferiscono che Al Adnani ha anche creato materialmente una rete di cellule terroristiche dormienti in Europa, pronte ad attaccare in qualsiasi momento.

L’uccisione di Al Adnani s’inserisce in un contesto molto complesso, che vede l’Is indietreggiare su tutti i principali fronti di guerra: in Siria, dove ormai resta arroccato soltanto a Raqqa; in Iraq, dove è stato costretto a ritirarsi nella sola Mosul; e in Libia, infine, dove il cerchio si stringe intorno alle ultime zone controllate dai jihadisti. Intanto, la Turchia ha smentito oggi la notizia, diffusa ieri sera, di un accordo con i curdi per un cessate il fuoco nel nord della Siria, dopo diversi giorni di violenti scontri. Lo ha affermato il ministro per gli Affari europei, Ömer Çelik. 

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