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Colonna della democrazia

· In un convegno a Varsavia l’importanza di difendere la libertà religiosa ·

Umiltà, pazienza e carità devono ispirare e guidare il dialogo: con questa sottolineatura monsignor Richard Allen Gyhra ha concluso il convegno «Freedom of religion or belief as a pillar of democracy», svoltosi a Varsavia il 3 ottobre. L’evento, promosso dal ministero degli Affari esteri polacco nell’ambito di un percorso di incontri e iniziative sulla democrazia (che va avanti da anni), ha affrontato il tema del contributo delle Chiese e delle religioni, singolarmente e insieme, non solo relativamente alla denuncia degli attacchi alla libertà religiosa, ma anche e soprattutto alla sua promozione come elemento fondamentale e irrinunciabile della costruzione di una società fondata sulla giustizia. In quest’opera di promozione, dove sono state sottolineate profonde sintonie anche tra le religioni, ci si deve confrontare con paure, preoccupazioni, timori, purtroppo presenti nella società del ventunesimo secolo, dove si nota anche una crescente intolleranza che spesso nasce da un sentimento nazionalista.

Il convegno si è aperto con una tavola rotonda inaugurata dal ministro degli Esteri polacco, Jacek Czaputowicz, che ha sottolineato l’importanza del ruolo delle religioni nel rafforzare l’impegno per la difesa e per il sostegno della libertà religiosa, come elemento imprescindibile della democrazia. Durante la tavola rotonda ha preso la parola fra gli altri Souraya Bechealany, segretario generale del Consiglio delle Chiese cristiane del Medio oriente, per affermare quanto la presenza dei cristiani in questa regione sia fondamentale per tutta l’area e non solo, così come è stato per secoli.

Il convegno si è articolato in tre differenti momenti, dove, a seconda del tema scelto, sono stati tratteggiati una molteplicità di scenari per offrire un quadro il più ampio possibile sulla situazione della libertà religiosa e sullo stato del dibattito. I tre momenti sono stati dedicati al rapporto tra libertà religiosa, stati e istituzioni internazionali, alla dimensione del dialogo interreligioso e interculturale (con riferimenti anche al dialogo interconfessionale in relazione alla libertà religiosa) e, infine, alle forme di costruzione e di comprensione della tolleranza nella società contemporanea, che si realizzano proprio grazie a una pratica quotidiana di dialogo.

Nelle tre distinte fasi dei lavori si sono susseguiti studiosi, politici, responsabili di centri e progetti per il dialogo che, alla luce delle proprie competenze ed esperienze, hanno sostenuto come oggi sia fondamentale per una sempre migliore comprensione del ruolo della libertà religiosa definire nuovi programmi di educazione, a tutti i livelli, rivolti soprattutto ai giovani in modo da rimuovere incomprensioni e fraintendimenti su questo tema. In tanti hanno osservato che la lotta per affermare e, in alcuni casi, per riaffermare la libertà religiosa, passa attraverso una riflessione sul valore della dignità umana che non può essere mai messa in discussione. Nella lotta per la difesa della libertà religiosa si deve sempre tener conto — è stato affermato a Varsavia — che è in gioco la stessa democrazia dal momento che non c’è democrazia senza libertà religiosa; proprio la storia del ventesimo secolo, più volte evocata anche per la ricorrenza del settantesimo anniversario dello scoppio della seconda guerra mondiale, insegna quanto la persecuzione religiosa abbia rappresentato un passaggio nella distruzione della democrazia.

Di fronte al crescere dell’intolleranza e dell’ignoranza, che contribuiscono in modo significativo all’erosione della libertà religiosa, dalla Polonia viene rinnovato l’appello affinché le fedi possano proseguire la condivisione di quei valori con i quali sostenere sempre e ovunque la battaglia per questo fondamentale diritto.

di Riccardo Burigana

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22 febbraio 2020

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