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Colmo dell’orrore

· ​La situazione ad Aleppo secondo il responsabile degli Affari umanitari dell’Onu ·

In Siria, in particolare ad Aleppo, si assiste al «colmo dell’orrore». È l’espressione usata dal sottosegretario generale dell’Onu per gli Affari umanitari, Stephen O’Brien, nel suo drammatico intervento davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu, per chiedere ai quindici Paesi che ne fanno parte un cessate il fuoco che permetta almeno l’arrivo di aiuti umanitari. O’Brien ha lanciato un accorato appello ricordando che, in tutto il mese di agosto, nelle zone assediate dalle forze governative «nemmeno un singolo convoglio è riuscito finora a entrare».

Il diplomatico britannico ha parlato di «catastrofe umanitaria senza precedenti». Pochi giorni fa l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, aveva usato le stesse parole. E O’Brien, infatti, si è detto «ben consapevole di ribadire qualcosa di già detto» e ha affermato di «non voler nascondere tutta la propria rabbia» di dover tornare a parlare del «bagno di sangue in atto ad Aleppo». O’Brien, che è anche coordinatore per i soccorsi di emergenza, ha parlato espressamente di «incapacità delle potenze coinvolte di concordare un autentico cessate-il-fuoco». Ha ricordato che in cinque anni di conflitto «ci sono stati massacri ed eccidi», e si è detto «furente come responsabile umanitario delle Nazioni Unite per la spietata carneficina che è la Siria», che «da molto tempo ormai è passata dal cinismo al peccato, al colmo dell’orrore».

L’esponente dell’Onu ha chiesto azioni concrete affermando che tutto è pronto: se il Consiglio di sicurezza dà il via libero a una tregua, «la macchina dell’assistenza umanitaria dell’Onu è in grado di far affluire gli aiuti entro una finestra compresa fra le 48 e le 72 ore».

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