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​Colmare il vuoto di fede
per isolare maghi
e fattucchieri

· A colloquio con l’esorcista fra Benigno Palilla direttore del Centro Giovanni Paolo II a Palermo ·

L’espandersi di pratiche magiche ed esoteriche in Sicilia da parte di sedicenti maghi, falsi profeti e operatori dell’occultismo, finalizzati soltanto a estorcere denaro e chi vi ricorre, è stato uno dei principali temi al centro dei lavori della sessione primaverile della Conferenza episcopale siciliana (Cesi) riunitasi a Palermo nei giorni scorsi e presieduta dall’arcivescovo di Catania, monsignor Salvatore Gristina. A fare il punto con «L’Osservatore Romano» della situazione nell’isola è fra Benigno Palilla, esorcista di 78 anni, dei frati minori rinnovati di Palermo, direttore del centro Giovanni Paolo II che, su incarico dei presuli siciliani, si occupa di organizzare e coordinare incontri di formazione con gli esorcisti di Sicilia attualmente incaricati nelle singole diocesi e con eventuali presbiteri che, segnalati dai rispettivi vescovi, si preparano a svolgere questo servizio.

Quante sono le persone che ricorrono all’aiuto dei cosiddetti maghi e perché?

Purtroppo, ogni anno il numero di persone che ricorre all’aiuto dei maghi, perché crede di essere posseduto dal demonio o per risolvere problemi familiari, lavorativi o sentimentali, aumenta sempre di più. Lo scorso anno in Italia sono stati circa 13 milioni le persone che hanno cercato rifugio nella magia. Si tratta di una cifra altissima che tende ad aumentare se noi pastori non facciamo qualcosa di concreto per impedirlo. Manca la fede, c’è un vuoto di evangelizzazione che non permette ai fedeli di assumere un atteggiamento critico dinanzi alle proposte che rappresentano un surrogato del vero senso religioso. Una diffusione molto più ampia dei casi di possessione diabolica che mettono in discussione l’identità stessa del cristianesimo e del suo annuncio agli uomini di oggi. Dobbiamo fare un’opera intelligente di evangelizzazione che metta in guardia i fedeli e li illumini sui pericoli di un modo sbagliato di concepire il cristianesimo.

Nei giorni scorsi, lei ha presentato ai vescovi siciliani una relazione approfondita circa le attività svolte nei 15 anni dall’istituzione dal Centro Giovanni Paolo II. Cosa è emerso?

Ho sottolineato la necessità, da parte dei sacerdoti, affinché mettano in guardia i fedeli dal ricorrere a queste pratiche che, oltre a opporsi alla fede, provocano conseguenze negative sia a livello psicologico che spirituale. Ciò è possibile solo con una formazione adeguata dei sacerdoti già a partire dal seminario e con l’istituzione di una pastorale dell’esorcismo. Chi è posseduto dal demonio o chi soffre di serie turbe psichiche deve avere la certezza di trovarsi davanti un pastore preparato che sappia risolvere i suoi problemi. Invece, molto spesso, capita che queste persone non trovano nella Chiesa quel conforto e quel sostegno che a loro serve, ed ecco che la richiesta di aiuto ai maghi è automatica. In questo particolare momento storico, c’è un vuoto di fede, per questo motivo dobbiamo aiutare gli operatori pastorali ad affrontare queste criticità.

Quali iniziative promuove la Chiesa in Sicilia per fare fronte al problema?

In questo quadro, grazie all’azione svolta in questi anni dal centro Giovanni Paolo II, la Sicilia è diventata un punto di riferimento per gli esorcisti d’Italia e dell’estero. In Sicilia siamo una trentina. Mi auguro che nelle 19 diocesi vengano costituite delle équipe composte da laici ben formati, da affiancare al ministero dell’esorcista, che possano prendersi cura di coloro che, in maniera sempre più frequente, vi ricorrono: che i candidati al sacerdozio siano formati anche sull’angelologia e sulla demonologia e che si instauri una più intrinseca collaborazione tra la pastorale degli esorcisti e la pastorale della salute. Compito di noi esorcisti non è solo quello di proferire esorcismi sugli ossessi, ma è anche quello di accogliere quelle persone che pensano di essere vittime dell’azione straordinaria del diavolo, ma che in verità non lo sono.

Quali sono le norme stabilite dalla Chiesa?

L’esorcista sappia distinguere bene i casi di aggressione diabolica da quelli derivanti da una certa credulità, che spinge alcuni, anche tra i fedeli, a ritenersi oggetto di malefici, sortilegi o maledizioni fatti ricadere da altri su di loro o sui loro parenti o sui loro beni. Non neghi loro l’aiuto spirituale, ma eviti assolutamente di ricorrere all’esorcismo; può fare, con loro e per loro, alcune preghiere adatte, in modo che ritrovino la pace di Dio. L’aiuto spirituale non si deve negare neppure ai fedeli che, pur non toccati dal maligno (cfr. 1 Giovanni, 5, 18), soffrono tuttavia per le sue tentazioni, decisi a restare fedeli al Signore Gesù e al Vangelo. Ciò può essere fatto anche da un sacerdote non esorcista, o anche da un diacono, utilizzando preghiere e suppliche appropriate (Praenotanda, n. 15). Questa norma non esclude che dietro le tante sofferenze addebitate a un maleficio, ci possa essere in qualche caso un’aggressione diabolica, che va curata con la terapia esorcistica. Negli altri casi, se vieta di fare esorcismi, stabilisce però: di accogliere queste persone che pensano di essere vittime di malefici, sortilegi o maledizioni fatte ricadere da altri su di loro o sui loro parenti o sui loro beni; di dare loro l’aiuto spirituale; permettono, anche, di fare con loro e per loro alcune preghiere adatte in modo che ritrovino la pace di Dio. E concedono che tutto ciò possa essere fatto non solo dall’esorcista, ma anche da un sacerdote non esorcista o anche da un diacono, utilizzando preghiere e suppliche appropriate. 

di Francesco Ricupero

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12 dicembre 2019

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