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Il grembo di Dio

· Teologia della tenerezza ·

Monsignor Carlo Rocchetta e Rosalba Manes, autori del saggio di teologia biblica dal titolo La tenerezza grembo di Dio amore (Bologna, Edizioni Dehoniane, 2015, pagine 224, euro 22) attraverso la messa a fuoco della valenza semantica di certe categorie lessicali offrono un pregevole contributo per l'elaborazione di una teologia della tenerezza.

Marko Ivan Rupnik, «L’angelo parla a san Giuseppe» (2008, particolare)

Nel Dio biblico la trascendenza si coniuga «in mirabile unità con l'immanenza del suo amore misericordioso e della sua tenerezza», il lògos è in perfetta armonia con il pàthos. Le traduzioni tendono a rendere termini derivanti da aree semantiche diverse generalmente con misericordia, amore misericordioso, facendo perdere la valenza della tenerezza, di quel movimento intimo che scaturisce da un sentire spontaneo, viscerale. Reem è proprio il grembo materno, l'utero. Nel Primo Testamento la tenerezza assume i connotati dell'amorevole pedagogia attraverso cui Dio genera il popolo amato. Si presenta attraverso immagini forti, suggestive caratterizzando in modo particolare i passi messianici. Nel Nuovo Testamento assume una forma più nascosta, interiore «in linea con la progressiva spiritualizzazione dell’economia biblica della salvezza». Scoprire il punto di vista della tenerezza permette di distaccarsi da una certa visione patriarcale di Dio. La figura del Padre di Gesù non presenta nessun aspetto maschilista, è allo stesso tempo Padre e Madre, «metafore vive» intercambiabili di una «relazione di tenero amore».

L’uso abituale di Gesù di rivolgersi all'Altissimo con il termine abbà, espressione «carica d'intimità affettiva», è dirompente per il contesto storico. Impossibile ogni esplicito riferimento al materno. Tuttavia l’annuncio del regno, fulcro della predicazione evangelica, di cui le beatitudini costituiscono la magna charta, si sarebbe svuotato di ogni dinamismo se Gesù non avesse rivelato il volto «della tenerezza paterno-materna di Dio». Il suo sguardo si leva sul mondo disvelando la “sapienza dell’amore”. Più cadono i veli, più la verità rifulge. Gesù non mette in discussione la Torah, ne dà una interpretazione nuova che scaturisce dalla tenerezza dell’amore.

Questo libro ripercorrendo i testi scritturali con l’intento di coglierne i passi più significativi riguardo alla misericordia e alla tenerezza, svela, mette in luce aspetti tipicamente materni di Dio ancora adombrati. Non recepiti evidentemente perché i tempi non erano maturi e solo ultimamente messi a fuoco in parallelo alla riscoperta della divina misericordia.

Le tracce del misterioso volto che sta affiorando si rivelano in primo luogo attraverso grandi figure femminili quali Margherita Maria Alacoque, Teresa di Lisieux, Faustina Kowalska. Penetrano nella coscienza collettiva attraverso semplici eventi quali la «carezza del Papa» ai bambini del famoso discorso alla luna di Giovanni xxiii, l’affermazione «Dio è papà, ma ancora di più è madre» di Giovanni Paolo i. Trovano radicamento teologico in importanti encicliche quali la Dives in misericordia di Giovanni Paolo ii, la Deus caritas est di Benedetto xvi. Tutti segni evidenti di una trasformazione in atto. Inserendosi all'interno di questo percorso già tratteggiato, Papa Francesco viene in fine riconosciuto come il portatore di una vera svolta. Gli autori scorgono nell’Evangelii gaudium una «pastorale della misericordia e della tenerezza di Dio come nuovo stile di evangelizzazione». La proclamazione del giubileo della misericordia, in qualche modo, ne dà conferma.

Evidentemente i tempi sono cambiati, vari elementi convergono facendo comprendere che si sta avvicinando quella maturità spirituale che forse può rendere possibile il passaggio. Bisogna tenere conto del processo di emancipazione femminile che sicuramente ha aiutato a spostare il punto di vista.

In ogni caso, mettere a fuoco tratti rimasti in ombra per millenni colma i tasselli vuoti del mosaico che permettono al divino amore di manifestarsi in tutta la sua luce. Questo vuoto teologico è stato mirabilmente colmato da Maria, specialmente nel titolo di Theotòkos attribuitole fin dal concilio di Efeso, ma far emergere gli aspetti materni di Dio assume, nel nostro tempo tecnologico, sradicato e disumanizzato, il significato di una spinta dinamica nuova assolutamente necessaria all’incarnarsi dei più autentici tratti materni nell’umanità.

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23 marzo 2019

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