Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Colloqui per la pace nello Yemen

· ​Tra le forze lealiste e i ribelli sciiti huthi ·

Ribelli huthi a Hodeidah (Reuters)

Riprendono, anche se lentamente e tra enormi difficoltà, i colloqui tra forze lealiste e ribelli sciiti huthi per riportare la pace nel martoriato Yemen. Nei prossimi giorni, Amman, capitale della Giordania, ospiterà un nuovo round negoziale, sotto l’egida dell’Onu, a cui parteciperà anche la Croce Rossa internazionale, per lo scambio di migliaia di prigionieri. Secondo fonti vicine alle trattative — mediate dalle Nazioni Unite sin dai negoziati tenuti lo scorso dicembre nella cittadina svedese di Rimbo — tra gli oltre 15.000 militari prigionieri, ci sono numerosi alti ufficiali della coalizione internazionale a guida saudita. Già due settimane fa si sono svolti ad Amman analoghi negoziati a porte chiuse. Ieri sera invece, per la prima volta dopo settimane, le parti belligeranti si sono incontrate nel conteso e strategico porto di Hodeidah, sul Mar Rosso. Al centro del faccia a faccia, sempre mediato dalle Nazioni Unite, i meccanismi per garantire il disimpegno militare del porto, da dove transita circa l’80 per cento degli aiuti umanitari diretti alla popolazione del paese, devastato da oltre tre anni e mezzo di combattimenti e da una dilagante carestia. Secondo alcuni rapporti internazionali sono 85.000 i bambini morti di fame nello Yemen negli ultimi tre anni, in una guerra spesso dimenticata. Nonostante i segnali di apertura negoziale, sul terreno non si fermano le violenze. I rispettivi organi di propaganda della coalizione militare a guida saudita e degli huthi parlano di scontri sporadici proprio nella regione di Hodeidah, lungo la strada che collega la città alla capitale Sana’a, saldamente in mano agli insorti. E proprio verso Sana’a era diretto, secondo fonti militari di Riad, un carico di esplosivi, razzi e droni atteso dai ribelli. Dal canto loro, gli huthi affermano di avere «inflitto pesanti perdite» negli scontri a nord di Hodeidah, «uccidendo numerosi sauditi».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 giugno 2019

NOTIZIE CORRELATE