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Incontro a Mosca tra Tillerson e Lavrov

· Il confronto sulla Siria ·

«Non stiamo andando in Siria. La nostra politica non è cambiata. La nostra missione è prima di tutto sconfiggere i jihadisti. Ma quando vedi bambini soffocare fino alla morte devi colpire e colpire duro». L’attacco che venerdì scorso ha distrutto la base siriana di Al Shayrat in risposta alla strage di Khan Sheikhun «è stato un atto di umanità per colpire un macellaio».

Tillerson e Lavrov a Mosca (epa)

Sono parole durissime quelle pronunciate ieri dal presidente statunitense Donald Trump, in una doppia intervista a «Fox News» e al «New York Post». Parole che arrivano in un momento molto delicato. Oggi il segretario di stato americano, Rex Tillerson, si trova a Mosca e incontrerà il ministro degli esteri russo, Serghiei Lavrov. Il colloquio con il presidente Putin, al momento, non è in agenda. Il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha sottolineato ieri che Tillerson farà arrivare alla Russia il messaggio degli Stati Uniti anche se non dovesse incontrare il presidente Putin. Tillerson «incontrerà il suo omologo Serghiei Lavrov, e come da suo incarico — ha detto Spicer — farà arrivare il messaggio degli Stati Uniti». La questione cruciale saranno appunto le responsabilità per la strage di Khan Sheikhun, nella quale la settimana scorsa morirono oltre ottanta civili per gli effetti di armi chimiche, e che causò la risposta statunitense. La partita più complessa si gioca al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove si sta cercando di trovare l’accordo su una bozza di risoluzione che possa condannare Assad per l’attacco chimico ed evitare il veto russo. La scorsa settimana il Consiglio ha esaminato tre bozze di risoluzione, ma non si è mai giunti a un voto per il veto minacciato dalla Russia. «Non possiamo arrenderci e dobbiamo provare, in buona fede, ad avere un testo che condanni l’attacco, che chieda un’indagine completa» ha dichiarato l’ambasciatore francese, François Delattre. Fonti turche hanno riferito che, sulla base delle autopsie delle vittime dell’attacco, risulta confermato che è stato usato il gas nervino sarin. Gas che, secondo gli Stati Uniti e l’occidente, non è nella disponibilità né dei jihadisti del cosiddetto stato islamico (Is) e di altre formazioni terroristiche, né dei ribelli. Questo inchioderebbe Assad.

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