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Collaborazione fruttuosa

· Per assicurare assistenza e sicurezza ai fedeli presenti alla beatificazione di Papa Wojtyła ·

Berretto azzurro con visiera calata fin sopra gli occhi, pettorina blu notte con la scritta in bianco «Associazione Gendarmeria Pontificia», sorridenti e pronti a dare indicazioni e a gestire emergenze. Sono i tratti del piccolo esercito di volontari sceso in campo domenica 1° maggio per dare assistenza alle migliaia di fedeli che hanno partecipato al rito per la beatificazione di Giovanni Paolo II. Erano gendarmi in pensione per la maggior parte, ma anche tanti semplici impiegati degli uffici vaticani, che hanno voluto così dare il loro contributo al buon funzionamento dell’organizzazione. «Li abbiamo simbolicamente arruolati per un giorno — dice il comandante della Gendarmeria Pontificia Domenico Giani — consentendogli di usare le nostre pettorine. Il loro è stato indubbiamente un bel gesto e siamo stati lieti di aver dato la possibilità di realizzarlo. Sono stati anche utili».

Utili come i circa duemila volontari del Vicariato di Roma che, coordinati da Carlo Rimoldi, hanno prestato servizio nelle aree delle celebrazioni al Circo Massimo e in piazza San Pietro per dare il loro contributo alla macchina organizzativa di un evento tanto atteso. «Un ingranaggio complesso — afferma Giani — il cui buon risultato è stato il frutto di una fattiva collaborazione tra le autorità vaticane e le istituzioni italiane, in particolare le forze di polizia». Per la Gendarmeria si è trattato di un impegno che ha richiesto la piena disponibilità dell'intero organico. «I ragazzi — come Giani chiama i suoi Gendarmi — hanno operato per circa tre giorni in ripetuti turni di servizio straordinario. Abbiamo dovuto assicurare l'accesso al Vaticano anche di notte. La vigilanza, in accordo con le autorità italiane e su disposizione dei superiori della Segreteria di Stato e della Prefettura della Casa Pontificia, è stata estesa anche in piazza San Pietro e in altre zone del territorio italiano, soprattutto per snellire le procedure di controllo per quanti hanno avuto accesso in Vaticano durante le cerimonie». Tutto ha funzionato in modo soddisfacente. «Del resto — spiega il comandante — avevamo già fatto esperienza sei anni fa, quando ci siamo trovati a dover gestire il flusso di fedeli che si sono stretti attorno a Papa Wojtyła negli ultimi giorni della sua vita».

Proprio in base all’esperienza fatta — prosegue — «ci siamo preparati per tempo riunendoci con tutti gli uffici del Vaticano coinvolti nell’evento: dal Governatorato al servizio dell’Edilizia, dalla Floreria al servizio Giardini, dai sampietrini al servizio di Sanità e Igiene, dai Musei a tutti i servizi di sicurezza. Solo così è stato possibile pianificare tutto con una sinergia ineccepibile, grazie alla quale ognuno ha svolto il proprio compito».

La stessa sinergia è intercorsa con le autorità italiane «che — aggiunge Giani — hanno offerto una collaborazione esemplare: dal dirigente dell’Ispettorato della Polizia di Stato presso il Vaticano, Raffaele Aiello, col quale collaboriamo quotidianiamente, al Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, al Questore, Francesco Tagliente, il quale tra l’altro ha espressamente voluto e cercato la nostra collaborazione con un gesto di cortesia davvero squisita».

Una collaborazione apprezzata dallo stesso Questore di Roma. «Non a caso — dice Tagliente — sin dalla prima riunione organizzativa, circa due mesi fa, ho voluto che fosse presente il comandante della Gendarmeria Pontificia. Se non avessimo attivato per tempo una simile collaborazione nell’organizzare l’evento, avremmo potuto incontrare difficoltà maggiori di quelle normalmente affrontate in questi giorni. Le previsioni parlavano inizialmente di circa cinquecentomila persone attese a Roma. Noi ci siamo organizzati per gestirne un milione. Ci siamo invece trovati a doverci occupare di oltre un milione e mezzo di persone, tra l’altro determinate nel raggiungere la loro meta: piazza San Pietro. C’è voluta molta professionalità e tanta flessibilità. Comunque sono rimasto soddisfatto di come siamo riusciti a coordinare tutte le forze messe in campo dalle istituzioni e dal Comune di Roma per l’ottima riuscita dell’evento».

La collaborazione è stata il valore aggiunto anche per il prefetto Salvatore Festa — incaricato di assicurare il collegamento tra gli organi di Polizia italiana che attuano il servizio di sicurezza presso il Vaticano e le autorità della Santa Sede — il quale anzi ha voluto rendere testimonianza personale della possibilità avuta da tutti di pregare in questa «grande giornata di festa della fede. Io stesso — ci confida — ho avuto modo di isolarmi e di pregare in tutta serenità. Ci tenevo in modo particolare in un giorno di gioia, dopo aver sperimentato, sei anni fa, il sapore amaro del dolore per la morte di Papa Wojtyła».

Soddisfazione espressa anche dall’ispettore Aiello, «soprattutto — ci dice — per lo spirito di abnegazione mostrato da tutti i nostri agenti, costretti a sopportare turni stressanti di servizio. Peraltro inappuntabile. Molti di loro avevano seguito Giovanni Paolo II e dunque ci hanno messo un qualcosa in più».

Un ruolo particolare hanno avuto anche le Guardie Svizzere. Oltre a collaborare nel controllo dei luoghi della celebrazione e a fornire il picchetto ufficiale per il ricevimento delle delegazioni presenti alla celebrazione, loro compito principale è stato di assicurare la guardia d’onore al feretro di Giovanni Paolo II .

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18 ottobre 2019

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