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Col linguaggio dei nativi digitali

· La quarta congregazione generale del sinodo ·

E il sinodo va al sodo. Niente chiacchiere. Con uno «sguardo di amore», che si fa ascolto e poi dialogo, ha toccato venerdì mattina 5 ottobre, nella quarta congregazione generale, questioni scottanti come l’accoglienza ai migranti e ai cosiddetti «giovani nessuno» perché scartati. I lavori sono iniziati alle 9, alla presenza del Papa, con la preghiera dell’ora media e la meditazione del cardinale presidente di turno Bo. Venti gli interventi dei padri sinodali, a cui si sono aggiunti i vivaci contributi dell’invitato speciale frère Alois di Taizé, di tre uditrici e di cinque uditori.

«Molti oggi parlano dei giovani, ma non molti parlano ai giovani»: le parole di Paolo VI sono state un po’ il filo conduttore dei lavori della mattinata. I giovani hanno testimoniato le loro «esperienze positive di Chiesa» e condiviso i loro sogni, ma hanno anche suggerito proposte e novità, dando voce ai loro coetanei che qui rappresentano. Hanno voluto dire la loro anche sulla grave questione degli abusi, chiedendo giustizia. E hanno invocato un ruolo più incisivo per le donne. Ragazzi e ragazze, insomma, vogliono impegnarsi in prima linea e in prima persona nella Chiesa «per vocazione». E lo vogliono fare ora.

In aula si sono susseguite riflessioni profonde e anche provocatorie. Raccolte con apertura dai padri sinodali, i quali hanno riconosciuto alle nuove generazioni, definite “liquide”, enormi potenzialità per fare il bene in tutti i campi, proprio per la loro naturale apertura al cambiamento, alla gioia, alla speranza, con un attaccamento generoso ai valori solidali. E la conoscenza della dottrina sociale della Chiesa potrebbe dare corpo alla loro sete di giustizia e di verità, di pace e di solidarietà. In concreto, parlando proprio di giustizia e solidarietà, è stata riproposta la questione dei giovani profughi: da accogliere ma anche da aiutare nei loro paesi di origine.

Però, è stato fatto notare, i giovani vanno considerati un vero e proprio “luogo teologico” e non una semplice “area pastorale”. In questa prospettiva serve anzitutto un vero ascolto: un’affermazione divenuta imprescindibile in ogni intervento in aula, tanto da culminare nella proposta di istituire un “ministero di ascolto” affidato anche ai laici.

I giovani, è stato affermato, hanno bisogno di testimoni credibili e di gesti autentici più che di tante parole. Hanno bisogno di camminare insieme con le generazioni degli adulti per vivere davvero la Chiesa come comunione di amore. E devono sentirsi non solo accolti, ma protagonisti. Oggi invece, è stato rilevato, mancano accompagnatori all’altezza capaci anche di rispettare il santuario della coscienza di ogni giovane. E anche educatori e formatori devono aggiornarsi, nello stile e nel linguaggio di comunicazione, facendo i conti con il web: con i suoi aspetti positivi ma anche con i rischi, compreso quello della “solitudine in abbondanza”. C’è dunque la necessità di una coraggiosa conversione missionaria anche nelle strutture educative cattoliche. Questo impegno formativo della Chiesa è oggi, del resto, ostacolato sia dal rischio di una pervasiva secolarizzazione che ne indebolisce l’identità cattolica sia dalla crisi economica che impedisce ai più poveri l’accesso agli studi.

E che i giovani siano i nuovi poveri è ormai un dato di fatto. Si deve perciò parlare di «opzione preferenziale». Una visione culturale del dialogo con i giovani è dunque fondamentale. Analizzando bene i nuovi modelli etico sociali, per poi ricorrere a un nuovo linguaggio che riesca davvero a parlare coi “nativi digitali” e gli “info obesi”, sospesi tra «bulimia informatica e anoressia dei sogni».

È stata riaffermata, poi, la centralità della famiglia — rimarcata in particolare la necessità di paternità responsabile — e anche delle parrocchie, che non devono aspettare che i giovani vadano a bussare alla porta della canonica. E una volta che essi sono entrati in parrocchia, è stato suggerito, catechesi e omelie non siano noiose e anche le liturgie siano celebrate sempre degnamente, con un’attenzione alla bellezza della musica. Infine, la condivisione di esperienze pastorali locali ha portato a conoscenza anche di gravi episodi di discriminazioni dei giovani cristiani, oltre che di episodi di intolleranza religiosa violenta.

Conclusi gli interventi sulla prima parte dell’Instrumentum laboris, nel pomeriggio di venerdì, a partire dalle 16.30, ha luogo la prima sessione del circoli minori.

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13 novembre 2019

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