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​Coerenza e coscienza

· ​Appello dei vescovi filippini ai politici in vista del voto sulla pena di morte ·

«Quello che chiediamo ai nostri politici è la coerenza e di votare sulla pena di morte secondo coscienza. Chiediamo di non usare la fede per convenienza politica»: è quanto ha dichiarato padre Melvin Castro, segretario esecutivo della commissione famiglia e vita della Conferenza episcopale filippina, mentre il senato si prepara a votare la legge sul ripristino della pena di morte, già approvata dal congresso, per i reati legati alla droga. Il voto in senato, composto da 24 membri, è previsto il 2 maggio prossimo e il partito del presidente Duterte, promotore della legge, detiene la maggioranza.

Il sacerdote ha sottolineato che «molti politici scendono in campo per dire sì alla vita, poi votano a favore della pena di morte. La coscienza illuminata dalla fede è molto importante in politica, come in ogni altra scelta della vita umana. Le scelte nella vita personale o privata non possono essere in contraddizione con quelle nella vita pubblica». Secondo padre Castro, «la Chiesa insegna questo, la sacralità di ogni vita. Vogliamo vivere in una nazione — ha rimarcato il segretario esecutivo della commissione episcopale famiglia e vita — che tenga sempre presente il principio del rispetto della dignità inalienabile di ogni uomo e ogni donna e dei diritti umani fondamentali».

La Conferenza episcopale delle Filippine, in una recente dichiarazione pubblica, letta in tutte le Chiese dell’arcipelago, ha presentando diverse buone ragioni per respingere il disegno di legge sulla pena capitale. I vescovi affermano che la pena di morte «non è necessaria, non assicura maggiore giustizia, non aiuterà il paese». Infatti, ogni pena, osservano i presuli, deve avere un valore rieducativo e deve avere come obiettivo la «guarigione e il cambiamento di vita» di chi commette un reato, e non avere carattere di vendetta. Inoltre, secondo i dati della corte suprema delle Filippine, gli errori giudiziari nei casi di condanne alla pena capitale sono oltre il 70 per cento, mentre «nessuno studio — affermano i presuli — dimostra che l’imposizione della pena di morte è un efficace deterrente contro il crimine».

Per questo l’appello chiede esplicitamente ai senatori di «respingere la reintroduzione della pena di morte».

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16 ottobre 2019

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