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L’Europa sostiene l’Italia
nel controllo delle ong

· Per le operazioni di salvataggio in mare ·

Bruxelles appoggia il tentativo italiano di dare regole ai salvataggi in mare da parte delle ong. La commissione europea ha sottolineato che chi non firma il codice di condotta per le organizzazioni non governative non si vedrà riconoscere la garanzia di trasferire i migranti salvati nei porti italiani, se l’area in cui sono stati soccorsi non è quella di competenza italiana.

Soccorso a migranti  a venti miglia dalla costa libica (Afp)

Il ministero dell’interno aveva definito insieme con i tecnici della commissione Ue le 13 regole contenute nel codice proposto alle organizzazioni umanitarie e ieri, dopo la firma solo da parte di due ong, Bruxelles ha ricordato che l’idea del codice era stata unanimemente sostenuta da tutti i ministri dell’interno al consiglio Ue «perché questo documento porterà molta più chiarezza a tutti gli attori sulle pratiche da adottare» e «assicurerà alle ong che, se aderiscono ad alcuni principi e standard operativi in linea con la legge internazionale, avranno la garanzia di accedere ai porti italiani». Chiaramente — ha ribadito — le ong che non firmano non potranno beneficiare di queste garanzie da parte delle autorità italiane. Ma la legge internazionale continua a essere valida in tutte le circostanze e richiede che la barca più vicina all’incidente faccia il salvataggio dei migranti e proceda a un porto sicuro. È quanto sottolinea Medici senza frontiere, tra le organizzazioni che non hanno firmato il codice, aggiungendo che «c’è già la legge internazionale che regolamenta il tutto».

Intanto, cala il numero degli sbarchi sulle coste italiane. Il mese di luglio fa registrare un dimezzamento degli arrivi di migranti. E per la prima volta quest’anno si registra il segno meno negli sbarchi di migranti in Italia: 95.215 a oggi contro i 97.892 del 2016 (-2,7 per cento). Lo indicano i dati del Viminale dal 1° gennaio al 2 agosto. Secondo le autorità, il dato segnala una maggiore capacità di contenimento da parte della guardia costiera libica nelle ultime settimane.

In generale, il direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Federico Soda, sostiene che «c’è un forte calo di flussi migratori dal Nord Africa verso l’Europa». Nel corso di un’audizione al comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, Soda ha spiegato che gli arrivi di eritrei «si sono dimezzati dal 2015 al 2016, e un ulteriore calo ci sarà quest’anno». E ciò, secondo Soda, «anche a causa di controlli molto più severi in Sudan da parte dei sudanesi con l’assistenza tecnica anche di altri paesi, come l’Italia». Gli eritrei sono tra coloro che possono usufruire di protezione umanitaria. Inoltre, Soda ha poi insistito sul ruolo «sempre più importante» del Niger, che ha definito «un paese chiave» nel quadro della questione migratoria. «La maggior parte dei migranti che provengono dall’Africa occidentale passa dal Niger. E finiscono tutti in Libia. Quest’anno non ci sono partenze dall’Egitto verso l’Italia, ma quasi esclusivamente dalla Libia», ha spiegato Soda.

E a proposito della situazione in Libia, Soda ha dichiarato che i migranti presenti nel paese nordafricano, secondo le stime ufficiali, sono 400.000, ma ha affermato che in realtà il numero è più elevato: dagli 800.000 a un milione. La Libia è considerato dai migranti sia come un punto di arrivo per trovare un lavoro, che come un punto di partenza per andare verso l’Europa.

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19 ottobre 2019

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