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Clima, un impegno concreto

· Si apre a Madrid la conferenza dell’Onu sulla lotta al riscaldamento globale ·

«Questa volta, non si tratta più di approvare dichiarazioni generali, ma di impegnarsi concretamente per raggiungere un obiettivo ambizioso»: è quanto si legge nelle pagine del quotidiano francese «Le Monde», nell’edizione del 28 marzo 1995, nella giornata d’apertura della prima Conferenza delle parti dell’Onu sui cambiamenti climatici (Cop1) a Berlino. Nelle sue nozze d’argento, un quarto di secolo più tardi, si apre oggi a Madrid la Cop25. La Conferenza comprende 19 paesi in più, ma l’auspicio rimane lo stesso: implementare concretamente gli impegni diplomatici presi in precedenza per l’ambiente.

Il vertice di Madrid si apre come «il momento in cui i paesi devono preparare quel che faranno il prossimo anno», ha dichiarato Laurence Tubiana, ad della Fondazione europea per il clima e uno dei diplomatici francesi che hanno messo a punto gli accordi di Parigi. Ma la Cop25 a Madrid è anche l’ultimo momento diplomatico previsto prima della scadenza per l’attuazione degli accordi di Parigi, il 1 gennaio 2020. È il momento, come ha detto oggi il segretario generale dell’Onu, António Guterres, nell’aprire i lavori a Madrid, per «scegliere tra la speranza e la resa».

L’aggravamento del riscaldamento globale e dei suoi effetti osservabili negli ultimi 25 anni è stato drastico. Secondo i dati delle Nazioni Unite, il bilancio dei cambiamenti climatici dal 1998 al 2017 è di 16 mila morti e di 142 miliardi di dollari. «Il futuro welfare dell’umanità» è a rischio e non vi è «nessun segnale di abbassamento». Lo ha denunciato la scorsa settimana Petteri Taalas, segretario generale dell’organizzazione meteorologica Onu (Wmo) lanciando l’ennesimo allarme: le emissioni di gas serra hanno raggiunto un ulteriore record nel 2018.

Un recente studio pubblicato sulla rivista Bulletin of Science, Technology & Society ha confermato l’attribuzione unanime nella comunità scientifica alle attività antropiche, e l’impatto dei cambiamenti climatici è sempre più facilmente osservabile. L’allarme incendi in Amazzonia, in Sahel e in Australia, il progressivo affondare di città come Jakarta e Alessandria, lo scioglimento dei ghiacciai delle Alpi e le recenti inondazioni in Africa orientale ne sono alcuni esempi tangibili.

Sulla base dei dati attuali, ha sottolineato la Wmo, le emissioni globali non potranno diminuire prima del 2030. In altre parole, la scadenza del 2020 posta nel 2015 con gli accordi di Parigi, a conclusione della Cop21, non sarà rispettata. Considerato il più significativo patto nella storia della diplomazia climatica delle Cop, il documento firmato nel 2015 impegna i 195 paesi partecipanti a «portare avanti gli sforzi per limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi» rispetto ai livelli pre-industriali. Gli altri due obiettivi principali, ridurre le emissioni del 45 per cento entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. La sua implementazione, per l’appunto, è prevista per il prossimo anno.

Sul piano esecutivo, le priorità della Cop25 sono dettate dalla comunità scientifica. Il tasso di riduzione delle emissioni necessario per rispettare l’impegno di Parigi, secondo i dati Onu, è del circa 7,6 per cento per ogni anno tra il 2020 e il 2030, cinque volte l’obiettivo fissato finora. Senza azioni immediate e radicali, i trend attuali prevedono un aumento di 3,4-3,9 gradi entro il 2100. Contrastare queste tendenze, ha spiegato Taalas, vuol dire anche riformare un sistema che dipende dai combustibili fossili per la produzione dell’85 per cento dell’energia globale.

Un programma regolamentare, tuttavia, dovrà essere integrato con un’analisi e un’implementazione orizzontale e più inclusiva. Fra gli ostacoli in attesa di essere risolti nel corso delle negoziazioni delle prossime due settimane, in questo senso, ci sarà la possibile creazione di un Carbon market, un mercato internazionale per lo scambio di crediti sulle emissioni di gas serra. La ministra cilena per l’ambiente e presidente della Cop25, Carolina Schmidt, ha spiegato che l’anno scorso i negoziati sul sistema di trasferimenti — regolato dall’articolo 6 degli accordi di Parigi — si sono imbattuti su questioni tecniche, ma le parti stanno mostrando «flessibilità» per raggiungere un consenso.

Il divario di emissioni esiste per motivi non solo economici (di specializzazione industriale), ma anche politici. Permane, intanto, un alto tasso di diseguaglianza nella classificazione dei paesi emettitori, e l’ordine è spesso ribaltato rispetto alla graduatoria dei paesi che più soffrono l’impatto dei cambiamenti climatici. Secondo il World research institute, i tre maggiori emettitori del pianeta generano 14 volte la quantità di emissioni prodotta dai 100 emettitori minori. I paesi del g20, che contribuiscono a circa il 90 per cento del pil mondiale, sono responsabili per il 78 per cento delle emissioni. Secondo il Climate action tracker, gli unici due paesi in linea con gli accordi di Parigi sono il Marocco e la Repubblica del Gambia, produttori di meno dello 0,14 per cento del pil mondiale.

Le diseguaglianze nella generazione di emissioni hanno già creato delle divisioni concrete. Lo scorso settembre, in occasione del Summit per l’azione climatica presso il Palazzo di Vetro, il Cile ha formato una coalizione di paesi impegnati nel rispettare l’obiettivo di emissioni zero entro il 2050. Il prossimo 11 dicembre, a margine della conferenza a Madrid, è stato programmato un “rilancio” dell’alleanza volto ad allargare la base dei partecipanti, che include già 87 aziende.

La maggiore inclusione che ci si aspetta dalla Cop25 non opera solo a livello globale, ma anche regionale. Oltre alla notevole presenza di capi di stato, di governo e di organizzazioni multilaterali, per la prima volta parteciperanno alla Cop anche governi locali e regionali. Sono inoltre previste delle zone “aperte”, dove saranno presenti rappresentanti del settore privato e membri della società civile. «Per generare l’ambizione dobbiamo introdurre nuovi attori — ha annunciato la presidente Schmidt — questa è l’ultima Cop prima di implementare gli accordi di Parigi, ma se non portiamo nuovi attori e nuovi temi, sarà difficile superare il divario nelle emissioni».

Aumentare il tasso di riduzione annuale di gas serra al 7,6 per cento è possibile. Ma per farlo, è indispensabile una maggiore inclusione: di paesi, di aziende e di persone. Alla vigilia della Cop25, la cilena Schmidt ha lodato il suo paese — che ha rinunciato a ospitare il vertice a causa della crisi sociale — come un «modello di successo». «Sfortunatamente — ha aggiunto Schmidt — questo modello non ha raggiunto tutti i cileni in maniera uguale».

di Rachel Joanna Cetera

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15 dicembre 2019

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