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Clima ultima chiamata

· ​I leader mondiali riuniti a Parigi per l’apertura della Conferenza mondiale sulla lotta al riscaldamento globale ·

Con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime degli attacchi terroristici di Parigi del 13 novembre scorso, si è aperta oggi nella capitale francese la Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici (Cop21), ultima e decisiva tappa nella lotta al riscaldamento globale.

Volendo dare un segnale forte, i leader mondiali, a differenza del vertice di Copenhagen (2009), quando arrivarono solo per la conclusione dei lavori, questa volta hanno aperto la conferenza. Il presidente francese, François Hollande, dopo aver ringraziato «per tutti i segni di supporto, tutti i messaggi, tutti i gesti di amicizia» giunti dopo gli attentati di Parigi, ha definito la Cop21 come «un'immensa speranza che non abbiamo il diritto di deludere. È una sfida che non dobbiamo perdere perché si tratta di un miliardo di essere umani che ci guarda». Il surriscaldamento del clima, ha proseguito il titolare dell'Eliseo, «crea conflitti, crea più migrazioni delle guerre. Dobbiamo intervenire in nome della giustizia climatica. Quello che è in gioco in questa conferenza è la pace perché rischiamo una guerra per l'accesso all'acqua. Il mondo non ha mai affrontato una sfida così grande come quella sul futuro del pianeta, della vita. Qui non bastano le dichiarazioni di intenti, noi a Parigi siamo a un punto di rottura e di partenza per una trasformazione mondiale», ha proseguito Hollande. «Abbiamo l'oppportunità di creare uno sviluppo con le energie rinnovabili, il trasporto pulito e la biodiversità. Dobbiamo costruire un modello basato sulla cooperazione, in cui sia più conveniente preservare che distruggere».
Dopo il presidente francese ha preso la parola il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che ha definito la conferenza sul clima «un'occasione politica unica che potrebbe non tornare». E rivolgendosi alla platea dei capi di Stato ha avvertito: «Il futuro del mondo è nelle vostre mani, non sono consentite indecisioni. Voi avete il potere di assicurare il benessere di questa e della prossima generazione», trovando un accordo per arginare entro i due gradi l'aumento delle temperature del pianeta causato dalle emissioni inquinanti. Per farlo i leader dovranno cercare «il compromesso, il consenso e, se è necessario, anche la flessibilità».
Tra i primi leader a parlare, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama: «Sono venuto di persona come rappresentante della prima economia mondiale e del secondo inquinatore per dire che noi, Stati Uniti, non solo riconosciamo il nostro ruolo nell'aver creato il problema ma che ci assumiamo anche la responsabilità di fare qualcosa in proposito. Possiamo cambiare il futuro qui e adesso». 

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