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Clima più disteso  tra Obama e Netanyahu

· Consenso sulla ripresa dei negoziati fra israeliani e palestinesi ·

Passi avanti verso negoziati diretti sulla pace tra israeliani e palestinesi sono stati prospettati ieri nel colloquio a Washington tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente statunitense Barack Obama. Incontrando i giornalisti al termine di un colloquio di un'ora e mezza con Netanyahu, Obama ha detto che i cosiddetti proximity talks , i negoziati indiretti coordinati dall’emissario statunitense George Mitchell, si trasformeranno alla fin fine in negoziati diretti. Per tale sviluppo, Obama auspica tempi brevi e fissa come termine massimo settembre, prima cioè dello scadere della moratoria sui nuovi insediamenti israeliani nei Territori palestinesi. Obama ha detto che Israele ha mostrato moderazione e ha aggiunto di sperare che una volta iniziati i negoziati diretti — e «ben prima che la moratoria sulle costruzioni sia scaduta» — si possa creare un clima nel quale tutti possano impegnarsi portando al successo. Netanyahu, dal canto suo, ha ripetuto le già note posizioni israeliane, sostenendo che «i tempi sono decisamente maturi per iniziare i negoziati diretti».

In questo senso, il premier israeliano si è rivolto ad Abu Mazen, sostenendo che «insieme dobbiamo raggiungere un accordo politico per la pace, la sicurezza e la prosperità», e che si tratta di dare «un messaggio di speranza per i nostri popoli, per la regione e il mondo intero».

Netanyahu, nel chiedere «una pace sicura», ha detto che Israele è «pronto a fare molto» per raggiungerla e Obama gliene ha dato atto. Il presidente statunitense ha riconosciuto che Netanyahu «è pronto ad assumersi rischi per la pace», ma ha specificato che il Governo di Washington «non chiederà mai a Israele di assumersi rischi che possano mettere in pericolo la sua sicurezza». Obama ha fatto anche un esplicito riferimento alla questione del nucleare iraniano, considerata cruciale da Israele. «Intendiamo continuare — ha detto Obama — a fare pressione sull’Iran perché risponda ai suoi obblighi internazionali e ponga un termine al suo comportamento provocatorio, che lo ha trasformato in una minaccia per i suoi vicini e la comunità internazionale».

A giudizio concorde degli osservatori, il clima del colloquio tra Obama e Netanyahu è stato decisamente più positivo e costruttivo rispetto all’ultimo incontro tra i due leader, lo scorso marzo, quando il presidente statunitense non aveva nascosto l'irritazione per l’annuncio di nuovi insediamenti israeliani nei Territori, proprio mentre il suo vice presidente Joe Biden era in visita in Israele. Il colloquio di ieri sembra invece aver contribuito ad allentare anche le tensioni più recenti riguardo alla divergenza d'opinioni sulla posizione di Washington, che punta in prospettiva a un vicino Oriente denuclearizzato, e riguardo al criticato raid israeliano contro la flottiglia diretta a Gaza, argomento quest'ultimo che ha provocato una crisi diplomatica tra Israele e Turchia. Di contro, è stato però alleggerito l’embargo a Gaza, i militari israeliani hanno annunciato l’apertura di una inchiesta sulla guerra del 2008-2009 e ci sono speranze per una nuova moratoria sugli insediamenti. E queste aperture israeliane, anche se non di rado giudicate timide, vengono considerate dagli analisti di Washington sufficienti per migliorare il clima generale.

Sull'alleggerimento dell'embargo a Gaza si è espresso ieri anche il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, che lo ha accolto positivamente e ha chiesto che si prosegua in questa direzione. Ban Ki-moon si è detto soddisfatto, in particolare, per il via libera delle autorità israeliane per la costruzione di dodici edifici delle Nazioni Unite, un fatto che dovrebbe migliorare la situazione della popolazione palestinese dal punto di vista della sanità e dell’istruzione.

Una sorta di frenata è venuta però da parte palestinese: Nabil Abu Rudeina, il portavoce del presidente dell’Autorità palestinese, Abu Mazen, in dichiarazioni rilasciate da Addis Abeba, dove quest'ultimo si trova in visita, ha fatto sapere che il presidente palestinese «sottolinea il suo impegno al rispetto delle intese concluse con il presidente Barack Obama, e insiste sulla necessità di progressi nei negoziati indiretti sulle questioni principali prima di passare ai negoziati diretti». Soprattutto, ha aggiunto il portavoce, la dirigenza palestinese aspetta «risposte sulle questioni delle frontiere e della sicurezza per decidere se impegnarsi in negoziati diretti».

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