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Civili massacrati
a colpi di machete

· Ennesimo fatto di sangue nel nord Kivu ·

Almeno 25 civili di etnia hutu sono stati massacrati a colpi di machete nel nord Kivu, nella Repubblica democratica del Congo, precisamente nel villaggio di Kyaghala, ad opera dei miliziani Mai Mai del gruppo Nande. Ma il copione non è nuovo. In questa provincia orientale del paese africano il dramma si ripete da decenni, con tanto di conflitto dichiarato nel 2004, pace annunciata nel 2008 e guerra civile mai interrotta. 

Si contano oltre 60 gruppi armati e si parla, anche oggi, di scontri interetnici. Ma, in realtà, per capire le ragioni di tanta conflittualità bisogna guardare alle preziose materie prime di cui questa provincia è particolarmente ricca. Il nord Kivu è una delle 26 province della Repubblica democratica del Congo, si estende per circa 500.000 km² e conta una popolazione di circa 5,6 milioni di persone, di cui un milione e 600.000 risultano sfollate. Attacchi armati contro i villaggi, massacri, furti, sequestri di persona, stupri, estorsioni rendono il contesto umanitario drammatico. Mai Mai è il nome che identifica un gruppo secessionista che si batte ufficialmente per la separazione e l’indipendenza di questa zona, vicina a Uganda, Rwanda, Burundi. Tra giugno 1960 e gennaio 1963, la regione è diventata di fatto indipendente con il nome di stato del Katanga. Da anni è terreno di confronto tra gruppi che provengono dai paesi limitrofi e da bande locali. Tutti si contendono il traffico illegale di oro e diamanti. I Mai Mai non sono neanche i più noti. Da anni il gruppo di guerriglia di origine ugandese Forze democratiche alleate si distingue per l’efferatezza delle violenze, anche contro bambini. E non ha mai realmente perso potere il gruppo di origine rwandese Forze democratiche per la liberazione del Rwanda, da più di 20 anni insediatosi nell’area. Così come le Forze nazionali di liberazione del Burundi.

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