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​Civili in fuga nell’est siriano

· Dalle violenze dell’Is al confine con l’Iraq ·

Civili nella città di Hajin (Afp)

L’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha lanciato ieri un allarme per la sicurezza dei civili intrappolati nel territorio di Hajin, nel governatorato di Deir Ezzor nell’est della Siria, al confine con l’Iraq, ancora sotto il controllo del sedicente stato islamico (Is). «Siamo preoccupati per la situazione dei civili che stanno fuggendo dal conflitto armato. L’Unhcr, insieme ad altri partner umanitari, si affretta per rispondere agli urgenti bisogni dei civili arrivati al campo profughi di Al Hol, a Hassakeh. Forniamo loro sostegno offrendo un riparo immediato e beni di prima necessità» si legge in un comunicato dell’agenzia Onu. 

Solo nell’ultima settimana, più di 10.000 persone sono fuggite dalla zona del conflitto verso il campo profughi di Al Hol. Dall’inizio di dicembre, con l’escalation del conflitto a Hajin, più di 23.000 persone hanno cercato rifugio nelle strutture messe a disposizione dalle Nazioni Unite e dalle ong attive sul terreno. L’Unhcr ha ribadito l’invito a tutte le parti coinvolte nel conflitto, oltre che a coloro in grado di influenzarle, «a fare tutto il possibile per garantire la protezione della popolazione civile e delle infrastrutture, in accordo con il diritto internazionale umanitario e le norme internazionali in materia di diritti umani. Garantire un passaggio sicuro per i civili è dunque essenziale».
Chi fugge parla di «feroci combattimenti» e di «una popolazione civile falcidiata dalla guerra» secondo le testimonianze raccolte dagli operatori umanitari. Cibo e medicinali sono difficili da trovare, mentre le infrastrutture sono danneggiate o distrutte.

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