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Civili assassinati dall’Is

· A Mosul ·

Civili iracheni ancora nel mirino dei jihadisti del cosiddetto stato islamico (Is). In base alle testimonianze di coloro che stanno fuggendo dalle violenze in corso a Mosul, gli uomini di Al Baghdadi hanno compiuto decine di esecuzioni sommarie.

Bambini iracheni feriti negli scontri a Mosul (Reuters)

A darne conferma è l’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, secondo cui nella settimana corrente i jihadisti hanno fucilato nella città oltre sessanta persone, di cui quaranta soltanto nella giornata di martedì scorso. Le vittime erano accusate di tradimento come spie, collaborazionisti o cospiratori. I cadaveri sono poi stati appesi ai pali della luce per strada, specialmente agli incroci, così da mostrarli alla popolazione quale macabro avvertimento.
La dinamica dei fatti è sconvolgente. «Le vittime — ha riferito Ravina Shamdasani, portavoce dell’agenzia Onu — erano abbigliate con indumenti di colore arancione, contrassegnate in rosso dalle parole “traditori e agenti delle forze di sicurezza”». L’Is «faceva radunare e quindi giustiziare i condannati», senza distinzione di età: alcuni di loro, anziché essere passati per le armi, erano stati decapitati. Un giovane di 27 anni sarebbe addirittura stato trucidato semplicemente perché «scoperto a servirsi di un cellulare, il cui utilizzo è proibito». Spesso sui cadaveri erano affissi cartelli con sopra riportati i capi d’imputazione e i verdetti delle sedicenti corti islamiche, istituite nei territori controllati da Al Baghdadi. Accertare simili orrori è stato «un compito sovrumano per gli investigatori internazionali», il cui operato è stato ostacolato dalle operazioni militari in corso.
Circa 50.000 persone sono fuggite da Mosul dall’inizio dell’offensiva contro la roccaforte dell’Is in Iraq, lo scorso 23 ottobre. L’Onu stima che se i combattimenti continueranno, il numero degli sfollati potrebbe arrivare a un milione, con una gravissima crisi umanitaria. Nelle ultime ore le forze irachene e le formazioni peshmerga curde hanno riconquistato altri quartieri della città: il cerchio attorno ai jihadisti continua a stringersi.

Intanto, anche in Siria si continua a combattere. L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) ha accusato ieri la Siria e l’Is di aver fatto ricorso ad armi chimiche e ha anche chiesto di aumentare le ispezioni nel paese. È quanto emerge da un rapporto approvato dal Consiglio esecutivo dell’Opac, che ha sede all’Aja. In una risoluzione presentata dalla Spagna, l’Opac ha espresso «gravi preoccupazioni» su quanto emerso dopo un’inchiesta congiunta con l’Onu durata un anno.

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