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Cittadinanza ai rohingya
che rientrano in Myanmar

Il Myanmar si avvia a consentire che i musulmani della minoranza etnica musulmana dei rohingya chiedano e ottengano la cittadinanza una volta tornati nel paese dal Bangladesh. Lo ha affermato ieri Win Myat Aye, ministro degli affari sociali del Myanmar, dopo un meeting con esponenti del governo del Bangladesh, a Dacca. Chi chiederà la cittadinanza, dovrà, però, affrontare un iter di verifiche. «Il processo prima era molto lento, ma ora abbiamo accelerato il percorso», ha precisato Aye, che durante la sua visita ha incontrato anche alcuni rifugiati rohingya nel campo profughi di Kutupalong, il più grande del mondo, situato nella punta meridionale del Bangladesh, in prossimità della frontiera con il Myanmar.

La visita di Aye è la prima di un ministro del Myanmar in Bangladesh dalla recente fuga di massa dei rohingya. Dallo scorso agosto, oltre 700.000 rohingya sono fuggiti dallo stato del Rakhine per sottrarsi alle violenze perpetrate dall’esercito di Naypiydaw, considerate dalle Nazioni Unite alla stregua di una «pulizia etnica» contro la minoranza etnica musulmana. Ai profughi oltre confine, vanno aggiunti le decine di migliaia che vorrebbero abbandonare il Myanmar per raggiungere paesi di religione musulmana, fuggendo via terra (in Thailandia) o via mare (in Malaysia e Indonesia).

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16 settembre 2019

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