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Cittadinanza
ai rifugiati per motivi religiosi

· Allo studio una proposta del ministero dell’Interno indiano ·

Concessione della cittadinanza ai rifugiati privi di documenti che sono fuggiti dalla persecuzione religiosa in Pakistan e in Bangladesh; non solo per gli indù, ma anche per buddisti, cristiani, zoroastriani, sikh e giainisti. È quanto prevede — riferisce la Misna — una proposta del ministero dell’Interno che intende modificare la legge sulla cittadinanza del 1955. Una decisione che potrebbe avere implicazioni di vasta portata soprattutto nello Stato di Assam e in altre zone a nord-ovest dell’India, al confine appunto con Pakistan e Bangladesh.

«Questa proposta — spiega un alto funzionario — è un’idea emersa dopo che il Governo Modi è salito al potere. Si è scoperto che molte persone fuggite in India temono persecuzioni religiose nei propri Paesi e non hanno documenti validi o hanno visti scaduti. Pertanto, esse risultano come immigrati clandestini e al momento, nei loro confronti, non si possono applicare le norme per la cittadinanza. Bisogna quindi introdurre una modifica che permetta ai rifugiati dal Pakistan e dal Bangladesh di non essere classificati come immigrati illegali così da poter offrire loro visti a lungo termine con possibilità di chiedere la cittadinanza dopo un periodo di sette o dodici anni di permanenza nel Paese». Secondo i media locali, per porre rimedio alla situazione, si sarebbero svolti già diversi incontri a livello governativo. Si è anche appreso che il ministero degli Affari esteri ha mosso qualche perplessità in quanto tale provvedimento potrebbe danneggiare i rapporti dell’India con le nazioni vicine. Nella sua prima manifestazione pubblica nell’Assam, durante la campagna elettorale 2014, Narendra Modi aveva detto ai bengalesi indù che, se eletto, il suo Governo avrebbe dato loro la cittadinanza. 

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19 febbraio 2020

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