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Cirillo e Metodio ponti di fede per l'Europa

Cirillo e Metodio furono «autentici precursori dell’ecumenismo, perché lavorarono al servizio dell’unità e della pienezza multiforme della Chiesa, incarnando essi stessi lo spirito della Chiesa originale indivisa». È quanto sottolinea in un'intervista con il nostro giornale il cardinale prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, Leonardo Sandri. L'occasione è stato il convegno di studi promosso in questi giorni a Roma dal Pontificio  Istituto Orientale e della Pontificia Università Gregoriana, nel millecentocinquantesimo anniversario dell'inizio della loro missione tra gli Slavi.

Nelle diverse relazioni, tra cui quelle di Dimitrios Salachas, esarca apostolico per i cattolici di rito bizantino residenti in Grecia, e del vescovo di Nitra, Viliam Judák, è stato evidenziato come l'opera di diffusione della fede portata avanti dai due fratelli – che Giovanni Paolo II ha proclamato santi copatroni d'Europa - attraverso la creazione dell’alfabeto glagolitico ha segnato la costruzione dell’identità cristiana del continente. «La grande intuizione di Cirillo e Metodio – ha detto il cardinale Sandri - fu di aiutare i popoli slavi da loro evangelizzati a lodare Dio nella propria lingua e nel rispetto delle proprie caratteristiche culturali, insistendo al tempo stesso sull’unità tra tutti i cristiani, di Oriente e Occidente, nell’unica e universale Chiesa di Cristo. Il loro è ancora oggi un invito a una visione dinamica della cattolicità, come sinfonia delle varie liturgie in tutte le lingue del mondo, come coro armonioso di voci e moduli diversi. Lo spirito profondamente umanista e universalista della loro missione è suscettibile di riscoperte e fecondo di ulteriori approfondimenti».

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24 ottobre 2019

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