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Cinque secoli di luce accecante

· Il 31 ottobre 1512 Papa Giulio II inaugurava la volta della Cappella Sistina completata da Michelangelo ·

I Musei Vaticani lavorano per la sua migliore conservazione e non è vero che sarà necessaria l’adozione del numero chiuso

Ogni giorno almeno diecimila persone con punte di ventimila nei periodi di massima affluenza turistica, entrano in Cappella Sistina. È gente di ogni provenienza, lingua e cultura. Di ogni religione o di nessuna religione. La Cappella Sistina è l’attrazione fatale, l’oggetto del desiderio, l’obiettivo irrinunciabile per l’internazionale popolo dei musei, per i migranti del cosiddetto turismo culturale.

Quel 31 Ottobre del 1512 quando Giulio II inaugurava con la liturgia dei vespri la volta da Michelangelo conclusa dopo una immane fatica durata quattro anni (1508-1512), il Papa non poteva immaginare che da quei più di mille metri affrescati sarebbe precipitato sulla storia dell’arte un violento torrente montano portatore di felicità ma anche di devastazione, come scrisse il Woelfflin nel 1899 con una bella metafora.

Di fatto, dopo la volta, la storia dell’arte in Italia e in Europa cambia radicalmente. Niente sarà più come prima. Con la volta ha inizio quella stagione delle arti che i manuali chiamano “del manierismo”. La volta — scrive Giorgio Vasari — diventerà la lucerna destinata a illuminare la storia degli stili per molte prossime generazioni di artisti.

Certo, oggi cinque milioni di visitatori all’anno all’interno della Cappella Sistina, ventimila al giorno nei periodi di punta, fanno un ben arduo problema. La pressione antropica con le polveri indotte, con l’umidità che i corpi portano con sé, con l’anidride carbonica prodotta dalla traspirazione, comporta disagio per i visitatori e, nel lungo periodo, possibili danni per le pitture.

Potremmo contingentare l’accesso, introdurre il numero chiuso. Lo faremo se la pressione turistica dovesse aumentare oltre i limiti di una ragionevole tollerabilità e se non riuscissimo a contrastare con adeguata efficacia il problema. Io ritengo però, contrariamente a quanto apparso su alcuni media, che nel breve medio periodo l’adozione del numero chiuso non sarà necessaria. Intanto è necessario mettere in opera tutte le più avanzate provvidenze tecnologiche in grado di garantire l’abbattimento delle polveri e degli inquinanti, il veloce ed efficace ricambio dell’aria, il controllo della temperatura e dell’umidità.

Diceva Giovanni Urbani, grande maestro dei nostri studi, che alla nostra epoca non è dato avere un nuovo Michelangelo. A noi è dato però il dominio della tecnica la quale ci permetterà, se correttamente applicata, di conservare il Michelangelo che la storia ci ha consegnato nelle condizioni migliori, per il tempo più lungo possibile.

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18 ottobre 2019

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