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Cinquanta morti
in Siria

· ​In un fallito contrattacco del sedicente stato islamico ·

Non si fermano le violenze in Siria. Un contrattacco fallito del sedicente stato islamico (Is) nell’est ha provocato ieri almeno cinquanta morti, di cui 34 jihadisti e 16 membri delle forze curdo-siriane sostenute dalla coalizione a guida statunitense. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Rami Abdurrahman, direttore dell’Osservatorio, ha aggiunto che 21 miliziani sono stati catturati. L’Is ha lanciato un attacco nel tentativo di riprendere il villaggio di Baghuz, nella provincia di Deir El Zor, vicino alla frontiera irachena.
Il regime di Assad, sostenuto da Russia e Iran, controlla gran parte del territorio siriano, ad eccezione della provincia di Idlib e delle zone a est dell’Eufrate, tra cui Deir El Zor, dove la tensione resta alta per la presenza dei jihadisti dell’Is.
L’osservatorio ha aggiunto che nel nord della Siria, in una zona fuori dal controllo governativo e sotto influenza turca, lo scoppio di una motocicletta imbottita di esplosivo ha causato tre morti e 12 feriti.
L’attentato è avvenuto ad Al Bab, località a est di Aleppo, vicino alla linea del fronte tra l’area controllata dalle truppe governative e russe e la regione sotto controllo turco e delle milizie locali arabe cooptate da Ankara. L’Osservatorio afferma che i tre uccisi sono civili e che tra i feriti, alcuni ricoverati in gravi condizioni, ci sono diversi operatori della protezione civile locale.
Quattro persone sono invece rimaste ferite in seguito all’esplosione di un’autobomba ad Adawi, quartiere nella zona nord-est della capitale, Damasco, nei pressi dell’ambasciata russa.
Sulla questione dei profughi, l’agenzia governativa Sana ha reso noto che negli ultimi sei mesi più di 10.000 siriani sono tornati in Siria dal Libano e dalla Giordania.
In Giordania, secondo fonti delle Nazioni Unite, rimangono ancora 670.000 profughi registrati, mentre in Libano se ne contano 950.000.

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19 marzo 2019

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