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Cina latinoamericana

· Record degli investimenti di Pechino nella regione ·

Brasile e Argentina i maggiori poli di attrazione

Negli ultimi dodici mesi gli investimenti della Cina in America Latina sono risultati pari a 15,584 miliardi di dollari, con un incremento del 286 per cento: in pratica, quasi quattro volte rispetto allo stesso periodo precedente in cui furono di 4,040 miliardi di dollari. Lo ha reso noto oggi a Buenos Aires, l’agenzia Deloitte&Touche.

L’agenzia precisa che, di questi investimenti, il 59,2 per cento è stato effettuato in Brasile e il 40,6 per cento in Argentina: in particolare, nei settori dell’energia e delle risorse naturali, che, con 14,080 miliardi di dollari, rappresentano il 71 per cento degli investimenti cinesi nella regione durante gli ultimi tre anni. Deloitte evidenzia anche che, in entrambi i Paesi, spiccano gli investimenti della Sinopec, una delle imprese petrolifere più grandi del mondo, che ha acquisito attivi di Repsol-Ypf in Brasile e di Occidental in Argentina, per un totale complessivo di 9,609 miliardi di dollari. Nel comunicato, l’agenzia sostiene: «Il nostro punto di vista sulle prospettive future degli investimenti cinesi in America Latina è ottimista, non solo per l’energia e le risorse naturali, ma anche per le industrie di manufatti, agricoltura, infrastrutture e finanze».

Intanto, a preoccupare i mercati è il recente dato sull’inflazione, schizzato ai massimi degli ultimi anni.

A maggio, secondo i dati diffusi dall’istituto centrale di statistica (Nbs), si è registrato un più 5,5 per cento, toccando il livello più elevato negli ultimi 34 mesi, 0,1 in più rispetto al dato di aprile. L’inflazione è cresciuta del 5,2 per cento nei primi cinque mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E per tentare di contrastare la corsa dei prezzi, la Banca centrale cinese ha annunciato una nuova stretta sulle riserve obbligatorie con un aumento sui requisiti di riserva di 50 punti base. «La seconda maggiore economia del mondo — ha detto il portavoce della Nbs, Sheng Laiyun — sta affrontando una significativa pressione inflazionistica che continuerà ancora per un po’ e il Governo deve prestare molta attenzione a questo tema».

L’Esecutivo e gli analisti hanno già rivisto al ribasso le stime di crescita del Paese. Le autorità di Pechino promettono interventi per tentare di frenare l’aumento dell’inflazione. Numerosi analisti temono che a giugno si possa anche toccare il sei per cento, anche se dovrebbe rimanere tutto sotto controllo. A essere aumentato negli ultimi mesi è soprattutto il prezzo del cibo, in primo luogo quello delle verdure (più 11,7 per cento a maggio rispetto allo stesso mese dell’anno precedente), e dunque quello dei prodotti non alimentari.

Inondazioni oggi e siccità ieri hanno influito molto sui prezzi alimentari. Questi, che rappresentano circa un terzo del paniere con il quale viene calcolata l’inflazione in Cina, sono aumentati dell’11,7 per cento a maggio rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Ad aprile l’incremento era stato dell’11,5. I prezzi non alimentari sono aumentati a maggio del 2,9 per cento rispetto all’anno scorso. A causa anche dei problemi legati alla carenza di energia e da politiche governative restrittive, la crescita della produzione industriale ha rallentato, rispetto alla crescita di aprile, dello 0,1 per cento, portandosi a maggio a 13,3 su anno, il livello più basso dal novembre scorso. Le vendite al dettaglio di beni di consumo sono aumentate del 16,9 per cento su base annua arrivando a 1,47 miliardi di yuan (226.770 milioni di dollari americani) in maggio. Dopo l’aumento delle riserve obbligatorie delle banche (che porta al 21,5 per cento il dato, un vero record) il nono quest’anno, non è escluso che le autorità monetarie decidano per l’aumento dei tassi di interesse, operato già due volte dall’inizio dell’anno (quattro dallo scorso ottobre).

Buone notizie, invece, arrivano dalla produzione industriale. Nel mese di maggio, questa è salita del 13,3 per cento su base annuale. Nei primi cinque mesi, la spesa per investimenti è aumentata del 25,8 per cento su base annuale. Bene anche i consumi: a maggio le vendite al dettaglio sono aumentate del 16,9 per cento. I dati sono stati diffusi dall’istituto nazionale di statistica, che ha spiegato come «non esistano preoccupazioni su un rallentamento della crescita economica che rimane stabile e relativamente sostenuta».

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26 agosto 2019

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