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Cicatrici dell’anima

· All’udienza i migranti arrivati con il corridoio umanitario ·

Non è quella profonda cicatrice sulla guancia a rendere meno bello il volto di Fatima Ahmed, una giovane di 22 anni arrivata in Italia il 29 aprile attraverso il corridoio umanitario e dal giorno dopo accolta nel Centro Mondo Migliore alle porte di Roma. L’abbraccio con Papa Francesco, durante l’udienza generale, è stato per lei «una svolta di speranza, una carica di fiducia nel domani proprio quando tutto sembrava perduto».

Somala, musulmana, sposata, cinque figli, Fatima ha attraversato lo Yemen e il Sudan per arrivare in Libia dove è caduta nelle mani dei trafficanti di persone. Non aveva più soldi ed è finita per essere la schiava sessuale dei suoi carcerieri: la cicatrice sul volto le è stata inferta proprio durante una violenza.

Eppure quello sfregio non è la ferita più grave che Fatima porta con sé. «Le cicatrici nella mia anima sono più grandi di quella sulla guancia e non so se riuscirò mai a curarle» dice la donna, raccontando: «Mi hanno picchiata di continuo, umiliata: volevano soldi per farmi uscire dal lager e darmi la libertà».

Viene spontaneo mettere da parte il mestiere di giornalista e non chiederle altro: ogni domanda, in tutta evidenza, riapre quelle ferite costringendola a raccontare, a ricordare. Fatima è una donna coraggiosa. Anche se ancora impaurita. Non nasconde la sua cicatrice e neppure i suoi sentimenti di «angoscia e dolore» ma anche di «tanta rabbia verso coloro che mi hanno violentata». Purtroppo, dice, tantissime donne sono vittime di questi soprusi nelle carceri della Libia: «Non ci sono diritti, non ci sono difese, siamo solo schiavi di proprietà dei trafficanti che non hanno scrupoli a commettere qualsiasi violenza. Possibile che non si possa fare nulla per mettere fine a questa vergogna?».

A questa domanda la cooperativa Auxilium, che l’ha accolta a Mondo Migliore, sta cercando di dare una risposta concreta. «Con Fatima il 29 aprile abbiamo accolto all’aeroporto militare di Pratica di Mare altre 146 persone, tutte provenienti dai lager della Libia attraverso il corridoio umanitario realizzato dal Governo italiano» racconta Angelo Chiorazzo, fondatore della cooperativa. A Mondo Migliore sono arrivati in 45. «Ci sono — spiega — mamme con bambini, alcuni piccolissimi come Maida, somala, nata appena quattro giorni fa» e benedetta dal Papa in piazza San Pietro.

«Queste persone, perché di persone si tratta, sono arrivare in Italia in condizioni disumane» fa presente Chiorazzo, affermando che «in tanti anni che accogliamo migranti non avevamo mai visto persone così esauste: quasi tutti portano sul loro corpo i segni delle violenze subite in Libia». E «più di tante parole, a dare speranza a queste persone è stato l’incontro con coloro che sono a Mondo Migliore: hanno visto bambini che vanno a scuola, donne e uomini che si stanno rifacendo una vita con uno spirito aperto di inclusione».

Un piccolo segno di speranza sono stati poi gli otto vivacissimi ragazzini che Papa Francesc0 ha fatto salire a bordo della jeep per il consueto giro in Piazza San Pietro. A far da “capitano” di questa piccola squadra è stato Abdo, siriano, 8 anni, arrivato anche lui il 29 aprile dalla Libia. Nonostante l’età ha già le idee chiarissime: «Voglio studiare per essere una persona istruita e voglio giocare a calcio per essere un campione... altro che Cristiano Ronaldo, il più forte sono io: Abdo!». Al Papa è stato donato un grande cartone rosso a forma di cuore con le firme di tutti gli ospiti di Mondo Migliore: l’idea di questo regalo simbolico è venuta a Zaita, una donna iraniana.

Accanto al gruppo di Auxilium, dieci bambini profughi e orfani greco-cattolici venuti dall’Ucraina. E a parlare proprio di rispetto per i bambini erano presenti all’udienza anche i rappresentanti dell’associazione “Save the Children”, guidata dal presidente Claudio Tesauro e dal direttore generale Valerio Neri, per celebrare i cento anni di attività. «A oggi è la più grande organizzazione internazionale indipendente — spiegano — che dal 1919 è impegnata in prima linea per salvare e migliorare la vita dei bambini in 120 Paesi». In sostanza “Save the Children” «cura salute e malnutrizione, garantisce l’educazione a scuola, combatte la povertà, offre protezione soprattutto nelle situazioni di guerra o di catastrofi naturali e lotta per i diritti».

In particolare, proprio in occasione delle celebrazioni per il centenario, è stata lanciata la campagna globale “Stop alla guerra sui bambini”. È «una denuncia — spiegano i responsabili dell’associazione — che parte dai dati del nuovo dossier “La guerra sui bambini”: ancora oggi un minore su cinque, cioè 420 milioni di bambini, il doppio dalla fine della “guerra fredda”, vive in aree di conflitto. E così sono sempre più esposti a violazioni dei loro diritti», tanto che «solo nel 2017 sono stati bombardati oltre 1400 edifici scolastici: nelle aree di conflitto, l’istruzione è uno dei principali diritti negati all’infanzia e sono 27 milioni i bambini sfollati a causa delle guerre a non avere più accesso all’educazione».

Un incoraggiamento del tutto particolare, poi, il Papa ha riservato alla delegazione dei “ragazzi sindaci” della provincia di Catania: un’iniziativa che punta a una formazione civica sempre più capillare. Lo stesso stile che ha animato l’unico torneo di calcio, non a caso denominato “Fair play”, dove la coppa del vincitore va non a chi segna più gol ma a chi tiene in campo il comportamento più corretto. A promuovere la singolare iniziativa, che coinvolge le scuole di Roma e del Lazio, è il gruppo sportivo delle Fiamme Gialle.

Infine, Papa Francesco ha salutato i partecipanti all’importante incontro del Comitato di dialogo ebraico-cattolico, in svolgimento in questi giorni a Roma. Ad accompagnare il gruppo i cardinali Koch e Barbarin. Dal 1970 la Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo porta avanti un dialogo con l’International Jewish Committee on Interreligious Consultations, organismo che raggruppa diverse organizzazioni ebraiche, molte delle quali con sede negli Stati Uniti d’America. Il Comitato di dialogo si riunisce abitualmente ogni due anni e, finora, hanno avuto luogo 23 incontri.

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