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Cibo, acqua e terra per tutti

· All’assemblea della Fao il Papa chiede di mettere la solidarietà al centro delle relazioni internazionali ·

E ricorda che la sobrietà non si oppone allo sviluppo

Bisogna ricollocare «nel cuore delle relazioni internazionali la solidarietà, trasportandola dal vocabolario alle scelte della politica: la politica dell’altro». È la raccomandazione rivolta da Papa Francesco ai partecipanti alla trentanovesima sessione della conferenza dalla Fao, ricevuti in udienza nella mattina di giovedì 11 giugno, nella Sala Clementina.

Nel discorso pronunciato in spagnolo il Pontefice ha offerto un’ampia e documentata analisi del rapporto tra sviluppo, agricoltura e alimentazione, ricordando in particolare che «l’accesso al cibo necessario è un diritto di tutti» e ribadendo che «i diritti non consentono esclusioni». Per Francesco non basta «fare il punto» sulla fame nel mondo o «prendere atto» dei dati e delle cifre. Piuttosto, ha incalzato, «chiediamoci che cosa possiamo fare; anzi, che cosa io sto già facendo».

A preoccupare il Papa è innanzitutto la dimensione dello spreco, che coinvolge oggi un terzo degli alimenti prodotti. «Ridurre gli sprechi è essenziale» ha affermato il Pontefice, ma lo è altrettanto «riflettere sull’uso non alimentare di prodotti agricoli» impiegati per l’alimentazione degli animali o la produzione dei biocarburanti. La strada, secondo Francesco, è quella di «modificare gli stili di vita» contenendo il consumo di risorse. Del resto, ha assicurato, «la sobrietà non si oppone allo sviluppo, anzi, è ormai evidente che è diventata una sua condizione».

Il Papa ha anche invitato a considerare l’incidenza del mercato sulla fame nel mondo: nello specifico, l’andamento dei prezzi dei prodotti alimentari, che tende verso l’alto impedendo «ai più poveri di fare programmi o di contare su una nutrizione anche minima», e la speculazione finanziaria. «Anche qui — ha suggerito — proviamo a percorrere un’altra strada, convincendoci che i prodotti della terra hanno un valore che possiamo dire “sacro”, perché sono frutto del lavoro quotidiano di persone, famiglie, comunità di contadini».

Deplorando la rassegnazione e il disinteresse che caratterizzano l’atteggiamento di Stati e organismi internazionali di fronte alla fame, il Pontefice ha ricordato che spesso la povertà non è solo un disagio sociale ma «una questione strutturale», per la cui soluzione non bastano semplici strategie politiche. Oltretutto, ha denunciato, nel sud del mondo afflitto da fame cronica gli aiuti di emergenza che arrivano dall’estero «non bastano e non sempre finiscono nelle mani giuste». Col risultato che si penalizzano le coltivazioni locali e «si crea dipendenza verso i grandi produttori».

Proprio sulla questione dell’«accaparramento delle terre coltivabili da parte di imprese transnazionali e di Stati» Francesco ha espresso serie preoccupazioni, sottolineando che questo processo «non solo priva gli agricoltori di un bene essenziale, ma intacca direttamente la sovranità dei Paesi». Severo anche il giudizio sulla mancanza di impegni concreti per garantire il diritto all’acqua e «per rendere sostenibile il consumo di questo bene-risorsa»: tutti, si è augurato il Papa, «possano accedere all’acqua indispensabile alle loro necessità e alle attività agricole».

Il testo del discorso del Papa

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17 settembre 2019

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