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A ciascuno nella sua lingua

· L’esempio di san Toribio Alfonso de Mogrovejo apostolo tra gli indios ·

Toribio Alfonso de Mogrovejo è un vescovo missionario e un santo che ha profondamente segnato l’evangelizzazione del xvi secolo e la vita della Chiesa latinoamericana. Canonizzato nel 1726 da Papa Benedetto xiii, Giovanni Paolo ii nel 1983 lo ha dichiarato patrono dell’episcopato latinoamericano dopo che il concilio plenario latinoamericano del 1899 gli aveva attribuito il titolo di totius episcopatus americani luminare maius. 

In importanti occasioni e documenti magisteriali si fa riferimento alla figura di san Toribio (come per esempio nell’omelia di Giovanni Paolo ii a Santo Domingo del 12 ottobre 1984; nell’udienza generale di Benedetto xvi del 23 maggio 2007; nel documento conclusivo della Conferenza di Aparecida). Eppure spesso, ancora oggi, può accadere che ci si riferisca a lui vagamente, senza saper collocare storicamente la sua figura e la sua opera. Proposto al Papa Gregorio xiii dal re Filippo ii come secondo arcivescovo di Lima, la Ciudad de los Reyes, vi giungeva l’11 maggio 1581, accolto dalle autorità ecclesiastiche e politiche e dal popolo in festa. Avrebbe retto il governo della grande arcidiocesi del Perú per quasi 25 anni. Arrivato a Lima, Toribio si era dedicato immediatamente alla conoscenza della realtà americana e all’annuncio della buona novella in spagnolo e in quechua, la lingua generale dell’impero inca. Furono oggetto della sua cura episcopale e del particolare incarico a lui affidato di “Protettore degli indios”, la formazione della nascente nuova società, nella quale confluivano le differenti culture insieme ai drammi della recente conquista, e l’evangelizzazione dei diversi popoli che abitavano l’immenso territorio andino della sua arcidiocesi, che ancora non conoscevano Cristo e il Vangelo.

di Mario Luigi Grignani

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24 maggio 2019

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