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Ci trattarono
con straordinaria
umanità

· Dedicato ai migranti l’ottavario per l’unità dei cristiani del 2020 ·

Il Mediterraneo, con le sue onde cantate tante volte dai poeti greci, piene di spuma, di spruzzi e di gabbiani stridenti, il mare su cui scherzano con mille riflessi i raggi ridenti del sole, purtroppo è diventato una trappola mortale per tanti nostri fratelli e sorelle, un abisso infido dai gelidi flutti, un cimitero sconfinato, mai sazio di divorare cadaveri e speranze. Il sussidio della prossima Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio 2020), diffuso in questi giorni, si focalizza sulla tragedia dei migranti e sul tema dell’accoglienza. Preparato dai cristiani delle varie Chiese presenti a Malta e a Gozo, si intitola: «Ci trattarono con straordinaria umanità» e trae spunto dall’episodio raccontato dal capitolo finale degli Atti degli apostoli. Dopo una terribile tempesta, san Paolo e gli uomini che sono insieme a lui sulla nave, riescono a salvarsi e vengono generosamente soccorsi dagli abitanti dell’isola di Malta.

«Ai nostri giorni — sottolinea il testo — sono numerose le persone che affrontano sullo stesso mare gli stessi terrori affrontati da Paolo e dai suoi compagni. Perfino i luoghi citati nella lettura (Atti, 27, 1; 28, 1) sono gli stessi che compaiono nelle storie dei migranti di oggi. Da varie regioni del mondo, molti uomini e donne intraprendono dei viaggi ugualmente pericolosi per terra e per mare, per fuggire da catastrofi naturali, da guerre e povertà. Anche la loro vita è alla mercé di forze immense e della fredda indifferenza, di avversità non solo naturali, ma anche politiche, economiche ed umane. L’indifferenza assume diversi aspetti: è l’indifferenza di chi vende a caro prezzo dei posti su imbarcazioni di fortuna a persone disperate; l’indifferenza di chi decide di non inviare dei battelli in loro soccorso; l’indifferenza di chi respinge le navi con i migranti. Sono solo alcuni esempi». Ed ecco la domanda che interpella con forza le coscienze di ciascuno di noi: «Come cristiani che affrontano insieme la crisi migratoria, sentiamo dentro di noi questa fredda indifferenza o testimoniamo una “straordinaria umanità” diventando al tempo stesso gli strumenti della provvidenza di Dio che ama tutti?».

Sono parole che sembrano riecheggiare i messaggi agli abitanti di Malta pronunciati da Giovanni Paolo ii (che visitò il Paese due volte, nel 1990 e nel 2001) e successivamente da Benedetto xvi (17-18 aprile 2010).

Ai giovani dell’isola, il 27 maggio 1990, il Papa polacco disse: «Il costruire la pace fra gli individui o all’interno dei gruppi sociali richiede una grande pazienza, il rispetto per le convinzioni altrui e un sincero tentativo di impegnarsi in un dialogo costruttivo, volto a discernere la verità e a lavorare insieme per il bene di ciascuno e di tutta la società. Il più grande contributo che potete fornire per sanare le ferite della divisione, in qualunque posto possano essere, verrà dal vostro impegno ad agire con coscienza cristiana matura. Dovete giudicare ogni cosa alla luce della vostra fede in Cristo. In casa, a scuola e al lavoro siate artigiani di una nuova solidarietà, radicata nella generosa cristianità che è l’eredità più preziosa delle generazioni passate di Malta!». E Benedetto xvi, nel 2010, durante i festeggiamenti per i 1950 anni dal naufragio di san Paolo, disse: «Questa è per me un’occasione per mettere ancora una volta in luce la grande figura dell’Apostolo delle genti. Io penso si possa sintetizzare l’essenziale del suo viaggio con le parole che lui stesso ha riassunto alla fine della lettera ai Galati: “fede operante nella carità”. Queste sono le cose importanti anche oggi: la fede, la relazione con Dio, che si trasforma poi in carità. Ma penso anche che il motivo del naufragio parla per noi. Dal naufragio, per Malta è nata la fortuna di avere la fede; così possiamo pensare anche noi che i naufragi della vita possono fare il progetto di Dio per noi e possono anche essere utili per nuovi inizi nella nostra vita».

Proprio la speranza, la fiducia nella provvidenza, l’abbandono cieco fra le braccia di quel Dio che «non turba mai la gioia dei suoi figli, se non prepararne loro una più certa e più grande», per dirla col Manzoni, sono alcuni dei leit-motiv che ritornano nel sussidio per il 2020. Altre parole usate come piste per la meditazione quotidiana sono: riconciliazione, illuminazione, forza, conversione, generosità. Ovviamente, ampio spazio è dato al tema dell’ospitalità, che deve essere aperta a tutti, «non solo reciprocamente fra cristiani di diverse confessioni, ma anche accogliendo con amore quanti non condividono la nostra lingua, la nostra cultura, la nostra fede». Solo l’amore incondizionato rivolto a ogni fratello e sorella è la vera divisa del cristiano. «Accogliere i migranti e i rifugiati significa amare Cristo stesso — sottolinea il sussidio — e amare come Dio ama», con una tenerezza che abbraccia tutti posandosi con predilezione su chi soffre, è povero, emarginato, perseguitato».

In inglese è anche stato registrato un canto, Unusual kindness, (“Inconsueta gentilezza”) che, insieme a un video, illustra il tema della prossima Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Nel testo viene ripetuto il verbo «to care», «interessarsi, prendersi cura», tanto caro a don Milani che nell’umile stanzetta dove insegnava aveva affisso un cartello con sopra scritto: «I care», «m’interessa, mi sta a cuore».

Un programma di vita, un impegno contro ogni forma di indifferenza e di mediocrità. Nel canto appunto risuona il ritornello: «Show them you care», («mostra ai migranti che ti stanno davvero a cuore»).

A Malta la Chiesa cattolica è maggioritaria. Nella prima metà dell’Ottocento, insieme all’esercito britannico, giunsero nell’isola anglicani, metodisti, membri della Church of Scotland. Nel 1816, greci e ciprioti fondarono la prima comunità ortodossa. Dopo il 1990 sono sorte Chiese di vari altri patriarcati ortodossi. Fin dalla fine degli anni ‘60 l’ecumenismo è fiorito in questa terra che da sempre è punto d’incontro di civiltà e di culture. Nel settembre 2018 la Commissione ecumenica internazionale, coordinata congiuntamente dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e dal World Council of Churches (Wcc), si è riunita a Rabat per revisionare il testo preparato dalla commissione ecumenica locale. E ora Malta con questo sussidio invita il mondo intero a vivere l’accoglienza con la carità di Cristo.

di Donatella Coalova

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