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Ci sono ancora muri da abbattere

· I sessant'anni della Mission de France ·

Crisi di valori, decristianizzazione della società, penuria di vocazioni sacerdotali, formazione e sviluppo del ministero missionario diocesano, nuova evangelizzazione: la Francia di sessanta-settanta anni fa, almeno dal punto di vista delle emergenze “religiose”, assomigliava molto alla Francia di oggi. 

Nello Stato europeo laico per eccellenza, la Chiesa intravedeva sintomi da denunciare, bisogni da ascoltare, assimilabili ai cahiers de doléances contemporanei. E li portava all'attenzione del Papa. Basta leggere la costituzione apostolica Omnium ecclesiarum, datata 15 agosto 1954, con la quale Pio XII istituiva la prelatura territoriale della Mission de France, per rendersene conto. Se le responsabilità pastorali spingevano a occuparsi dei Paesi più lontani ancora privati della luce del Vangelo, affidandoli alle cure dei missionari, ciò tuttavia – scrive il Pontefice – non doveva indurre a dimenticare l'insieme delle nazioni cristiane e a lesinare gli sforzi affinché in esse restasse integra la professione della fede. Tra le nazioni “in crisi” c'era proprio la Francia. «Le difficoltà delle circostanze, la malizia del tempo e degli uomini, la diminuzione del numero dei preti e altre cause importanti e gravi hanno impedito di mettere in pratica», si legge nel documento, i suggerimenti che già Leone XIII e soprattutto Pio X avevano dato al riguardo. E così «proviamo ancora oggi dolore e dispiacere nel vedere tanti uomini, in particolare fra coloro che si guadagnano il pane ogni giorno nelle fabbriche, nelle officine e nei campi, ingannati dagli insegnamenti dei materialisti, abbandonare quasi completamente i precetti e le condotte cristiane».

di Giovanni Zavatta

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22 agosto 2019

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