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Ci pensano
Leonardo e Thérèse

Sono stati Leonardo e Thérèse, due ragazzi di dodici anni con la sindrome di Down, a fare gli “onori di casa”, mercoledì 24 aprile, per gli incontri di Papa Francesco. E così appena uscito da Casa Santa Marta, alle 9, il Pontefice si è simpaticamente trovato davanti proprio Leonardo che, ostinatamente, è voluto venire da Nove, in provincia di Vicenza, coi suoi genitori e i suoi amici proprio «per un saluto».

Non ha sentito storie Leonardo: «Andiamo dal Papa!» ha ripetuto finché non l’ha avuta vinta. Con lui in Vaticano sono venuti dal paesino veneto — noto nel mondo per la produzione della ceramica — altri 8 ragazzi che hanno in comune la disabilità, ma anche famiglie che non si rassegnano a farli considerare “scarti”. Così questi genitori hanno deciso di mettere su, tre anni fa, l’associazione «Noi come Nemo», ispirata al pesciolino con una pinna sola tanto caro ai bambini, per costruire con le proprie mani, spiega Claudia Fantin, «un presente e un futuro per i nostri figli».

E allora ecco «progetti concreti come l’ascensore che supera le barriere architettoniche, aule di didattica e persino il progetto di una casa di accoglienza residenziale». Inoltre, aggiunge la donna, «facciamo opera di sensibilizzazione nelle scuole per parlare di accoglienza e inclusione». Con i ragazzi disabili e le loro famiglie sono venuti a incontrare il Papa anche il sindaco e il parroco di Nove, proprio per testimoniare l’impegno dell’intera comunità.

E se davanti a Casa Santa Marta ci ha pensato Leonardo a presentare a Francesco i suoi amici «che sono come Nemo», è stata Thérèse, sua coetanea venuta dalla Francia con mamma e papà, a darsi spontaneamente da fare in piazza San Pietro per creare un clima di accoglienza e di sorriso, ci tiene a dire lei, tra le cento persone disabili e ammalate che il Papa ha salutato, durante l’udienza, nel reparto San Paolo.

Così, ben prima dell’arrivo di Francesco, Thérèse è andata personalmente a presentarsi a ciascuno, stringendo la mano, sfoderando il suo miglior sorriso e pronunciando, fiera, il suo nome.

Non sono certo la sindrome di Down e problemi di salute fortunatamente superati a fermare Leonardo e Thérèse. E proprio per aiutare i bambini che lottano per la vita, in particolare contro l’aggressione della leucemia, la fondazione Città della Speranza ha presentato al Pontefice l’ultramaratona solidale a staffetta promossa, spiega il fondatore Franco Masello, «con l’obiettivo di abbracciare tutti i bambini e ragazzi d’Italia, colpiti da leucemie, tumori o malattie rare, e farsi portavoce delle loro aspettative presso Papa Francesco».

La staffetta si è snodata, in quattro giorni, per 534 chilometri dall’Istituto di ricerca pediatrica di Padova a piazza San Pietro: a correrla sono stati venticinque atleti dei Carabinieri e dell’Esercito che si sono passati, di mano in mano, il testimone azzurro al cui interno sono stati infilati messaggi di speranza dei piccoli pazienti. E a consegnare il testimone a Francesco è stato un bambino di 4 anni, guarito da retinoblastoma.

Il Pontefice ha poi salutato dodici nuovi diaconi della Compagnia di Gesù, provenienti da otto Paesi, accompagnati dal rettore del Collegio internazionale del Gesù, padre Luis Orlando Torres, da formatori e dai familiari. Accanto a loro i giovani seminaristi spagnoli di San Pelayo de Tui e di San Atilano e anche ventiquattro chierichetti della parrocchia della Santa Famiglia della diocesi di Cayenne, nella Guyana Francese.

Tra i pellegrinaggi più significativi quello dei seimila preadolescenti di Milano: a loro il Papa ha donato, in occasione del suo onomastico, altrettante corone del Rosario, realizzate con il legno degli ulivi della Terra Santa appositamente per la Giornata mondiale della gioventù di Panamá e per la Domenica delle Palme. Il dono è avvenuto martedì in occasione della messa che l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha celebrato per i ragazzi nella basilica Vaticana. Con l’iniziativa delle corone del Rosario, attraverso Caritas Jerusalem, è stato possibile dare lavoro a poveri, famiglie di detenuti e profughi, in undici laboratori artigianali.

All’udienza erano inoltre presenti più di mille cresimati della diocesi di Treviso, settecento fedeli di Cava de’ Tirreni e cento giovani della diocesi francese di Aire et Dax. E con un particolare abbraccio Francesco ha incoraggiato sessanta rappresentanti dell’associazione Guides du Liban, impegnata in prima linea nella formazione cristiana di oltre 6500 ragazze.

L'udienza generale

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