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Churchill e i mistero dell'universo

Stava perfezionando i dettagli dell’impresa più importante della sua vita, l’attacco della Gran Bretagna contro la Germania di Hitler, eppure Winston Churchill aveva anche altro per la testa, un interrogativo che da tempo quasi lo tormentava: c’è una vita extraterrestre? Questa domanda è al centro di un suo scritto inedito emerso, nei giorni scorsi, dal National Churchill Museum di Fulton, nello Stato del Missouri, località dove tenne, nel 1946, al termine della guerra, il celebre discorso passato alla storia come l’«Iron Curtain speech». 

Datato 1939, il testo (di undici pagine) intitolato «Are We alone in The Universe?», mai pubblicato, era stato ceduto al museo statunitense negli anni Ottanta da Wendy Reves, la moglie dell’editore delle opere di Churchill. Dimenticato lì per anni, il testo — più volte rivisto e corretto dallo statista — è stato recentemente rispolverato da Timothy Riley, dall’anno scorso direttore del Churchill Museum, che ha poi contattato l’astrofisico e divulgatore scientifico israeliano Mario Livio, perché lo esaminasse. In un articolo sulla rivista «Nature», Livio, nell’evidenziare l’importanza e l’interesse rivestiti da questo inedito, sottolinea: «Churchill pensa come un astrofisico di oggi». Il due volte primo ministro britannico, nonché premio Nobel per la letteratura (1953), nel tessere un intrico di ragionamenti sull’universo e sui suoi misteri, annota: «Perché non potrebbero esistere altri sistemi planetari?». E sulla base di questo interrogativo analizza le condizioni principali perché in un «altrove ignoto» si sviluppi «la capacità di riprodursi e moltiplicarsi», e arriva a individuare in Marte e in Venere gli unici pianeti del sistema solare capaci di ospitare la vita. In quel drammatico 1939, quando si stavano addensando le nubi del secondo conflitto mondiale, lo statista era come pervaso dal bisogno di immaginare zone immuni — anche scenari interstellari — dalla follia della guerra. E così scriveva: «Non sono poi così convinto che noi rappresentiamo il culmine dello sviluppo nel vasto orizzonte del tempo e dello spazio». Da rilevare che all’epoca era assai vivo il dibattito scientifico, e fantascientifico, sulla possibile esistenza di altri mondi. Basti pensare che nel 1938, ovvero un anno prima della stesura dell’articolo di Churchill, la Cbs negli Stati Uniti aveva trasmesso lo sceneggiato radiofonico di Orson Welles, «La guerra dei mondi», tratto dall’omonimo romanzo di Herbert George Wells, in cui raccontava di un eccezionale sbarco di extraterrestri in territorio americano. Molti degli ascoltatori ci credettero: e fu subito panico. (gabriele nicolò)

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