Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Trump chiude il consolato russo a San Francisco

· L’ultima risposta alla decisione del Cremlino di espellere 755 dipendenti delle ambasciate statunitensi ·

Con un preavviso brevissimo, ieri, il dipartimento di stato americano ha ordinato la chiusura di tre sedi diplomatiche russe. La più importante è il consolato a San Francisco, le altre due sono delle sedi distaccate dell’ambasciata a Washington e del consolato generale di New York. L’avviso di sfratto è esecutivo da questo sabato, il 2 settembre. Si tratta dell’ultima risposta dell’amministrazione Trump alla decisione del presidente russo, Vladimir Putin, di cacciare di 755 diplomatici americani o dipendenti russi dalle rappresentanze statunitensi in Russia. «Quell’azione — ha dichiarato oggi la portavoce del dipartimento di stato, Heather Nauert — era ingiustificata e deleteria per le relazioni tra i nostri due paesi». A questo punto le rispettive rappresentanze consolari dei due paesi sono ridotte ai minimi termini, appena tre sedi ciascuno. Resta un leggero squilibrio a favore dei russi, a riprova che l’amministrazione Trump non ha voluto infierire troppo. Non si è fatta attendere la reazione russa. Il ministro degli esteri, Serghiei Lavrov, ha chiamato il segretario di stato americano, Rex Tillerson, per comunicargli tutto il suo rammarico per una escalation di tensioni che — ha detto Lavrov — «non è stata iniziata da noi». Stiamo esaminando la nota con cui è stata ordinata la chiusura — ha aggiunto — «e risponderemo non appena la nostra valutazione sarà completa». Lavrov ha puntato il dito contro la precedente amministrazione, quella guidata da Barack Obama: «Hanno cercato di rompere le relazioni russo-americane, impedendo al presidente Trump di presentare qualsiasi proposta costruttiva». Il punto è che, per Lavrov, «vogliono abbattere l’amministrazione ed è in questo contesto che inquadriamo le sanzioni che il Congresso impone a Donald Trump». In ogni caso, ha ribadito l’esponente del Cremlino, «abbiamo sempre mantenuto un atteggiamento amichevole verso il popolo americano e adesso siamo aperti ad una cooperazione significativa nelle aree di nostro interesse».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE